UNA LETTERATURA SENZA PUBBLICO ? A proposito del “Gruppo ’63,, E’ già allarmante la canonizzazione di un gruppo, del Gruppo 63, in un volume che protesta fin dalle prime pagine la volontà di non essere nuovo, di rappresentare solo la fenomenologica documentazione di uno stato di cose assolutamente non avanguardistiche. Non si capisce allora l'accusa ai benpensanti, che non sono i soli a stupirsi, a porsi quesiti, a richiedere giustificazioni. Il Gruppo 63 non ha neppure una comportamentistica protestataria; nessuno è mai andato al Restaurant a richiedere cervella umana per pranzo; nessuno, per dar ragione ad Anceschi (in questo ordine, qualcuno riprende sempre qualcosa) vuol ammettere di essere almeno un terri-bilista verbale. Eppure, anche se per alcuni benpensanti ciò sarebbe già scaduto, servirebbe a tutti gli altri ingenui come direzione di collocamento e come avvio alla volonterosa comprensione. A questo punto si dirà che il tipico di ima certa comportamentistica era idoneo per una borghesia fine ottocento; si dirà che i capelli verdi di Baudelaire potevano essere demistificanti una immacolatezza borghese. Rimarrebbe tuttavia da dimostrare che il pubblico oggi non sia più borghese. Se una discriminazione è necessaria, questa dovrebbe essere fatta fra coloro che nel gruppo male si situano per una profonda preparazione storico - filologica e per una inequivocabile consapevolezza culturale (Sanguinetti, Leonetti, Del Buono), e coloro (appunto i giovanissimi della « Scuola di Palermo ») che non hanno certo subito un processo di decantazione e di pazienza: criterio questo che, anche fra i continui processi all’estetica, rimane un punto fermo, suffragato proprio da colui che vorremmo riconoscere come maestro solo ostentato o sottinteso (ma presente intenzionalmente) ai molti giovanissimi. Da C.E. Gadda dovrebbero apprendere la imperturbabilità sicura nella rabbia, cioè dovrebbero imparare che la rabbia lasciata a sé stessa fece, in un esempio famoso, uscire suoni insensati « Papé Satan, papé Satan aleppe ». Perchè la rabbia costruisca, dopo aver demolito, deve essere ordinata, cioè calata nella articolazione comunicante. Insomma ci sembra che ad alcuni e-sponenti del Gruppo 63 manchi principalmente la risoluzione della problematica che scaturisce proprio dalle loro proposte. Perchè scrivono? Per chi scrivono? La domanda di Sartre è ancora attuale. Gaetano Testa, aiutato da A. Giuliani, risponderebbe che egli « non si propone neppure di selezionare archivisticamente la realtà; convinto che niente è normativo e che la sua posizione anarchica è democratica all’estremo perché politica-mente atea ». Ma non si fa il gioco del lettore borghese? Se le parole devono a-vere un significato e devono preparare una « cultura nuova » da cui scaturisca « una letteratura nuova », deve essere delineato il terreno, non di contenuto solo, ma soprattutto di sintassi, di forme e-spressive cioè, che siano ancora il ponte, un ponte anche in parte riproposto e in parte rifatto, tra opera e lettore. (0 si vuole invece annoverare anche Gramsci fra i benpensanti? « La letteratura non genera letteratura, ecc., cioè le ideologie non creano ideologie, le superstruttu- 21