LE PROSPETTIVE DEL ROMANZO La rivista « Esprit » riporta, nel numero di Luglio, le relazioni tenute al Convegno nella Comunità degli scrittori europei a Leningrado nell’Agosto del ’63, con la partecipazione di delegazioni di scrittori dei paesi occidentali e delle Repubbliche Socialiste. Per l’Italia era presente G. Piovene, per la Francia, Natalie Ser-raute, A. Robbe-Grillet e, a titolo personale, J. P. Sartre e Simone de Beauvoir; tema dell’incontro, la crisi del romanzo. L’andamento della discussione ha poi fatto convergere l’attenzione su una questione di fondo che ha consentito un confronto delle idee direttrici del romanzo socialista e di quello occidentale; romanzo e realtà, è la questione che si è imposta. Che la discussione abbia preso l’andamento di un discorso a due in cui, di fronte agli scrittori socialisti, gli occidentali hanno trovato una unità impensabile in un Convegno di occidentali, è già l’effetto non solo dell'interesse di chi accetta un colloquio, per conoscere l’altro, e qui l’altro era lo scrittore socialista. Ma era proprio dovuto al porsi immediato del problema della natura di quel reale con cui ha a che fare il romanzo; tema che diviene obbligato quando due interlocutori si oppongono l’uno all’altro rivolgendosi la accusa di disinteresse per il reale ed il reciproco invito ad occuparsene. Poiché se è certo che nessuno scrittore socialista ne vuol essere dimentico, è altrettanto sicuro il richiamo ad esso del rappresentante del nouveau roman. Tutti quindi per il reale, ma altro è quello di Tibor Dery o Leonid Leonov; altro quello della Serraute o di A. Robbe-Grillet o di Guido Piovene. Per i primi lo scrivere si rapporta ad un oggetto e ad un complesso sociale determinato od avente un movimento determinato: scrivere è aver parte a quell’azione che ogni cittadino socialista compie all’interno di una struttura statale; il che implica immediata aderenza ad una certa quotidianità che è ritratta e problematizzata, ma dall’interno, a causa di una adesione pratica all’ideologia; lo scrittore ha da parlare della burocrazia, della produzione, delle forme organizzate di vita in comune sulla base di quelle premesse ideologiche che comandano quelle stesse strutture; scrivere è un mezzo d’azione perchè è un aiuto fornito al "cittadino, a comprendere il mondo di cui vive, e se stesso in quello, e ad inscrivervisi risolvendo gli urti che la individualità singola genera e subisce; e tale inserzione è conseguenza della totale integrazione dello scrittore che indica e fa scoprire al cittadino i compiti socialisti, perchè egli stesso si è del tutto identificato con tali compiti. Su questo tono sono le relazioni di un Leonov che attacca la letteratura contemporanea occidentale a causa dei suoi contenuti che non sottostanno ad alcuna regola morale-sociale; oppure quella dell’ungherese Tibor Dery che è tutto preso dal problema dei modi di efficacia dell'opera sul lettore. Di fronte a queste vedute, c’è l’affermazione da parte dello scrittore occidentale, del diritto dei mondi scoperti di fronte a quello dato; che è a questo ampliamento costante dell’evidente che l’opera tende, realizzando, nel pensare e nello scrivere, il possibile. Reale è ogni universo che sia sull’esperienza cruciale di una coscienza, ciò su cui un io si misura; 26