reale non è un dato accessibile a tutti, di cui allo scrittore competa precisare la percezione, ma compito dello scrittore è allargare l’esperienza del mondo aprendovi sfere di realtà che la sua individualità ha conquistato, annettendo queste zone al reale. Creare, scoprire, far vedere, saranno i termini di una epistemologia dello scrivere romanzi, a seconda delle filosofie cui chiederemo le categorie, ma tutti indicano nell’azione dello scrivere un rivelare un inedito ed un far essere un irreale; un movimento prospettico ed intenzionale nei confronti di un dato che ancora non è né dato né detto che il dire darà e farà essere. « Mi pare che esistano per lo scrittore, due tipi di realtà. C’è da prima la realtà in cui vive, quella che tutti vedono,... Questa realtà è di dominio del giornalista e riguarda il documento ed il reportage; non è questo l’ambito su cui si esercita lo sforzo creatore del romanziere ». Per lui reale è « un invisibile che l’arte rende visibile ». Di questa realtà nuova Piovene cerca di dare lo statuto: « Nella nostra realtà tutto si presenta all'incontro di numerosi piani e dimensioni e rifiuta un'unificazione fittizia; un certo grado di costante astrazione coincide col senso immediato che noi abbiamo delle cose; è questo il concreto che condiziona la rappresentazione. La percezione stessa che io ho di me stesso è più ampia, meno definita, meno personale... il rapporto stesso tra le mie passioni e me stesso è più staccato... Il dolore stesso diventa meno personale e meno legato a circostanze personali; è piuttosto una qualità diffusa, un rapporto con l’esistenza ». Un terzo gruppo di scrittori socialisti, pur muovendo dalla affermazione della inserzione necessaria nella realtà socialista la apre ad un prospettivismo che la mette in movimento, e rende possibile per questa via un accostamento delle posizioni. Scrivere non è stare nel dato dei fatti, delle percezioni e delle idee sociali, ma aprire questi dati su un avvenire che è cretività e valore; questa apertura al possibile è il senso dell'avvenimento comune di cui vive la società; questa nel suo procedere è confrontata a realtà critiche che lo costringono a rifarsi, a pren- dere coscienza di una nuova forma di sè che è la sua possibilità cui il presente l’ha aperta; sono queste possibilità della storia che il romanziere, in virtù di una consanguineità con la sua città e di un entusiasmo per i termini presagiti del movimento, deve far passare alla visione, realizzare. Non una inserzione nel dato è compito dello scrittore ma una percezione della sua prospetticità; è significativo che un esponente di questo gruppo si entusiasmi per una sua scoperta recente, Saint-Exupéry. Avremo qui un possibile punto d’incontro delle due tesi: anche il realismo socialista non sarebbe un aderire senza distanza ad un dato che si ritrae, cui si collabora con i suoi stessi schemi, ma un realizzare un possibile, l’aprirsi di un avanti per il tutto sociale dal quale non ci si deve desolidizzare nel momento della scoperta perchè questa è scoperta cui si è giunti aderendo al movimento della realtà sociale stessa che nel suo divenire è inventiva. La coscienza che scrive è sempre una coscienza di società la quale si vive ricostituendosi sempre a partire dal proprio futuro; è essa stessa una realizzatrice che non si limita a riprodurre il visibile. Per cui tutto il dibattito torna ad una questione di situazione e di momento; scrivere è sempre scoprire, chiamare all’essere, a partire dalla situazione cui si è confrontati; ma altra è la situazione dell’occidentale che non sente questa inserzione collettiva come il suo fatto iniziale, cruciale; altra quella del socialista per il quale la società è la realtà interna, l’esperienza su cui si esercita la sua capacità di accettare e di inventare. Per cui anche una realtà sociale deve farsi universo interiore e subire le aperture ed i movimenti di questo, per poter essere realtà per una scrittura. Romanzo socialista e romanzo occidentale sono diversi solo per il caso del contenuto che è dovuto a direzioni diverse lungo le quali avviene la sperimentazione; direzioni che differiscono nella diversa origine in situazioni sociali, non nell’essenza del procedere. 27