universalità, dove la polemica di parte sembra spegnersi in una visione un tantino sconsolata dei mali che ancor oggi travagliano il mondo e che rendono risibile lo sforzo dell’uomo a penetrare il segreto degli universi stellari quando ancor tanto di miserie affligge l’umanità. Cugola ha assunto qui le vesti del Gran Lama, il saggio antico che impersona l’amaro ripiegar su se stessa della sapienza di fronte al male, dopo che le parole hanno bussato invano al deserto del cuore umano, vuoto dell’amore e perso ancora dietro sogni d’effimera grandezza. Il Lama tibetano ha gridato al deserto. Corre la cometa nuova dell’uomo a diventar falena della luna, ma non è una stella ancora e l’Himalaia è immenso contro il cielo e il Gange immenso è nella valle ancora. Poteva essere l’anello di trapasso verso nuove sorgenti d’ispirazione: è stato il testamento spirituale di Renato Cugola. Le bastiglie del mondo a Dario Guerreschi che mi ha insegnato ad amare l’umanità. Quante Bastiglie restano da abbattere non Penso che siano infinite. [so. Solo quando l'uomo le avrà smantellate potrà dichiararsi libero e felice. [tutte Ma temo, purtroppo, che non riesca mai. Sempre vi sarà qualcuno che lo impedirà ad abbatterle? Sempre vi sarà qualcuno che ne costruirà delle altre sulle rovine di quelle abbattute? MORTE A CIPRO Zakkos ti amava Charilaos ti amava Patatsos ti amava libertà. Tutta Cipro guarda il carcere muto ma non spera più. Gli oppressori paurosi vegliano attorno armati e non sentono il pianto delle madri nell’aria dell’alba, il dolore di tutti i fratelli. Crudeli sempre più numerosi a guardia stanno del carcere esiguo. Attorno matasse di filo spinato. Silenzio, tremolìo di stelle. Incantenano uccidono la libertà. A Nicosia a Famagosta nessuno dorme, gli occhi sbarrati nel buio per stampare i primi chiarori dell’alba tragica nelle pupille e non scordarli, gli orecchi attenti per carpire al silenzio il fruscio del cappio. Nelle celle a un tratto si alza un canto spiegato. L’isola l’ode. « Enosis, Enosis. Morte al britanno. Viva Passi smorzati nei corridoi tetri [l’Eoka! » e nella chiaria incerta dell’alba tre forche tre cappii, tre boia senza nome. E’ un attimo solo. Uno strattone. Un bri-Tre uomini morti, tre eroi nati [vido. tre madri senza lacrime in gramaglie. Nell’alba « Enosis... » ultimo tremolio di stelle. Il lamento dell’isola i cavalli di frisia ed offusca [scuote le baionette degli oppressori un attimo so-Poi tace. Nel cielo dell’isola ecco [lo. si accoda alla schiera dei martiri il gruppo delle vittime nuove. Sorridono insieme Karaoli e Demetrius. « Falange di morti — dicono — la nostra falange più di quella dei vivi sarà a cacciare gli tiranni. Sarà la paura [smorti del sangue innocente. Per Cipro, Enosis, L’antico lamento funebre l’alba [Enosis...» intristisce di Nicosia, di Famagosta, del Tre madri ed un popolo oppresso [mondo, piangono, ma non saranno gli ultimi an-e tutto perchè [cora Zakkos ti amava Charilaos ti amava Patatsos ti amava libertà. 31