Peggio dell’epidemia, peggio della fame è il massacro. Stridono le donne, aquile [ferite davanti alle capanne, gli uomini battono i pugni sul petto. Congo, è delitto sperare nella libertà? Il tam-tam di Kasangalu Brilla un rogo d’erbe aromatiche in mezzo al villaggio. Danza 10 stregone dipinto la danza dei morti. Nella tenebra tremano alla lunga nenia delle vedove in lutto i palmizi. Congo, la tua sventura è grande. Il tam-tam di Binza Nel cuore straziato l’odio s’insinua ed è aceto. La nostra schiavitù non vi bastava? E’ meno insidiosa la giungla, le belve uccidono solo se sono affamate. Congo, piangi soltanto? I tam-tam della giungla Come la tigre cui l’uomo ha rubato i suoi [figli rugge e sinuosa si acquatta con gli artigli pronti, dalle panoplie i negri del Congo staccano le zagaglie arrugginite, si apprestano alla lotta. II tam-tam di Kimuenga come il fulmine veloce la parola imparata dai morti serpeggia; la gridano tutte le bocche. Il tam-tam di Kasangalu La ribellione cova come la brace. 11 vento scompiglia la cenere. Buttiamo palme sul fuoco! Il tam-tam di Binza La parola imparata urge nei petti. Sei bella libertà. Più bella del sole [Congo, più grande del fiume, il grande padre più profonda delle miniere e della notte [equatoriale. I tam-tam di Kimuenga, Kasangalu e Binza Il fuoco è già un rogo enorme; le tribù hanno messo gli antichi colori di Via i bianchi dall’Africa nera! [guerra Tutti i tam-tam del Congo Fratelli negri che avete il terrore negli occhi e mille ferite di mitra la piazza di Leopoldville dove giacete è un mausoleo sacro come la Kaaba per la nostra rivolta. L’abbiamo cominciata. Finirà allorquando il negro dirà all’altro negro « Viviamo per noi, finalmente ». Congo, spera. LA GRANDE MINACCIA Veggente di Patmos, Giovanni, che hai visto il futuro del mondo in un [sogno apocalittico, aggiungi un sigillo al libro dei sette sigilli e un quinto cavallo al drappello dei quattro che semina morte. E' apparso da poco a Hiroschyma un solo momento s’è visto a Nagasaky e nella sua nuvola densa sanguigna c’erano il fumo e lapilli di mille Fusiyama e un’orrenda catasta di corpi disfatti. In pioggia è caduto il suo crine su giunche [pescose; tra i pesci e le alghe boccheggian le [ciurme. E' vigile ancora. Ci grava sul capo una cappa di piombo e di fiamme di serpi gassose e di sbrendoli gialli di pelli scucite e di occhi schizzati fuori da milioni di rime oblique e taglienti, e noi talpe ingenue scaviamo inutili tane [nel cuore della terra e crediamo scampare al [massacro la nostra progenie di mostri e non forgiamo briglie e morsi potenti [di no per soffocare il cavallo che ha nome idrogeno bomb. SCIOPERO NEL DELTA Forza compagni ! [e mesi Anche di sole radici si vive per settimane Non si può vivere oltre di angherie e di [ingiusti salari. La misura della pazienza è colma. Un soldo strappato agli artigli del [latifondista è un passo avanti. Bisogna resistere. Non fanno più paura i poliziotti sulle camionette rosse insulto alle bandiere dei proletari: troppe volte ormai foste faccia a faccia le bocche dei mitra puntate sui petti senza mollare mai; nemmeno i manganelli 35