Fernando Trebbi libero,, a “ Cinema Porretta Le ragioni di un festival La Mostra Internazionale del Cinema Libero è giunta quest'anno alla sua terza edizione. La prima, se si vuole, di un certo peso, almeno dal punto di vista della organizzazione, della partecipazione dei critici e degli addetti ai lavori, delle opere in concorso. Questo non significa che i precedenti festival abbiano avuto una importanza secondaria. Bisognerà anzi ricordare che a Porretta si sono imposte, all’attenzione dei critici, alcune opere significative delle nuove ricerche che si vanno compiendo nel campo del cinema, nei più diversi paesi. Basterà citare a tale scopo Barravento di Glauber Rocha, I fucili degli alberi di Jonas Mekas, La marcia di Aldermaston di Lindsay Anderson, Primary di Rickard Leakock, Jules e Jim di Truffaut, Nove giorni di un anno di Mikail Romm. Quale che sia il giudizio sulle opere segnalate in queste occasioni, è incontestabile, credo, il ruolo di primaria importanza svolto fino ad ora dalla rassegna di Porretta. Essa ha, quanto meno, il merito, non trascurabile, di aver mostrato quel che si produce all’insegna di gruppi cinematografici come: il New A-merican Cinema, il Free-Cinema, la Bossa Nova, il Bela Balazs Studio, la Nouvelle Vague, la Lanterna Magica, ecc., sulle cui caratteristiche si avevano delle conoscenze piuttosto approssimative. Ma prima di parlare delle opere presentate quest’anno, vale la pena di dire in che consiste il Festival de) Cinema Li- bero, quali ne siano gli intenti e le prospettive. Alcune considerazioni, quelle ufficiali, le possiamo scoprire nel secondo punto del regolamento, là dove si dice che la Mostra del Cinema Libero ha lo scopo di segnalare e incoraggiare: i films che per particolari esigenze di libertà espressiva siano nati con formule eterodosse rispetto alla produzione dei loro paesi; i films che contribuiscono alla evoluzione del linguaggio cinematografico; i films che assumendo un preciso impegno di rottura nei confronti di ogni schematismo, costituiscano una originale proposta culturale. E' già, come si può ben constatare, un primo abbozzo dei progetti e delle intenzioni di questo Festival. Un abbozzo nel quale emergono, in sostanza, due idee fondamentali di cui una — quella di liberare il cinema dalla soggezione ai tradizionali gruppi di produzione — abbastanza chiara, e un’altra — quella di favorire la evoluzione del linguaggio cinematografico — che attende ancora di essere meglio precisata. Fin dalla nascita del resto, questa rassegna, ideata da Cesare Zavattini e Leonida Repaci, si è preoccupata di illuminare sempre più i propri intenti. Se ne è recentemente occupato anche Pio Bal-delli il quale, intervenendo all’ incontro intemazionale sul cinema libero tenutosi nel corso della Mostra, riprendeva in esame questa nozione di « Cinema Libero » suggerendo di comprendere sotto tale sigla tutte quelle opere che si siano in qualche modo liberate: dalla inerzia delle forme di linguaggio e da strutture narrative collaudate; dal timore di contenuti 38