— Non faccia lo spiritoso. Lei... mi minacciava con una pistola. PELONE (con un sorriso) — Sono del tutto disarmato. LA SIGNORA — Ho visto la pistola con i miei occhi! PELONE — Veramente qui... era tutto buio. LA SIGNORA — Dimentica la luna e l’ombra sulla parete: la sua mano impugnava una pistola. Andiamo... dove l'ha messa? PELONE (sorridendo) — Ma no, signora Carponi. (Mostra la mano) II dito, vede? Era il dito. LA SIGNORA (ride un po’ istericamente) — Vuol dire che ha tentato di farmi paura col dito teso? Sapevo del trucco della pipa... (Ride più forte) Ma non sapevo che si potesse anche semplicemente stendendo l’indice... PELONE — Io non ho teso l’indice... Il mio indice è teso fin dall’infanzia. Fu un incidente: me lo ruppi ruzzolando dall’altalena e da allora è sempre stato teso. (S'è avvicinato e mostra la mano chiusa con l’indice teso) Ma capisco il suo stato d’animo. E’ un incidente che mi capita tutte le volte che allungo il braccio in avanti per una ragione qualsiasi. C’è sempre qualcuno che crede di essere minacciato o accusato... LA SIGNORA — Resterebbe da spiegare per quale ragione allungava il braccio questa volta. PELONE — Perchè volevo accendere la luce. LA SIGNORA — Già... e magari avrebbe voluto anche parlare... rassicurarmi... PELONE — Certamente, signora Carponi. Ma la sua paura aveva impaurito anche me ed io non sapevo più che cosa fare... (Abbassa la testa. Una pausa). Perchè... fra l’altro, sono anche molto timido, signora Carponi. LA SIGNORA — Ah... (Lo guarda camminandogli intorno) — Siamo timidi e ci permettiamo il lusso di entrare in casa altrui nottetempo... PELONE (alzando la testa) — Se ci mettiamo a considerare un lusso l’entrare in una casa come questa... bisognerebbe inventare una parola impossibile per definire il vivere in una casa come questa. LA SIGNORA (sorpresa) — Lei... parla molto bene per essere uno straccione. FELONE — Se l’abito non fa il monaco perché dovrebbe fare lo straccione? LA SIGNORA — Ammette di essere... uno straccione travestito? PELONE — Lo sanno tutti che la condizione di straccione è provvisoria. (Un silenzio. La signora studia Pelone: non capisce con chi ha a che fare ed alla sua riacquistata sicurezza subentra una sorta di imbarazzo). LA SIGNORA — Magari lei... è anche stato a scuola. PELONE — Mi scuso se ho frequentato le scuole medie superiori. Ma ho perduto i certificati di studio in un malaugurato incidente e quindi sono in regola con l’abito che porto: voglio dire che legalmente risulto analfabeta. SIGNORA — Rilevo che la sua vita è piena di incidenti. PELONE — La vita di tutti. Anche la sua se la considera bene. Si intende che in un bilancio completo bisogna mettere in conto anche gli incidenti a venire, non è mica ancora morta no? SIGNORA — Mi sta minacciando? PELONE — Sarebbe un’anacronistica stu-dipaggine. Nessuno minaccia più oggi che le belle maniere sono state messe alla portata di tutti. E’ un fatto, non le pare? SIGNORA — Un altro fatto è che non ha ancora detto che cosa vuole e chi è. Soprattutto chi è. PELONE — La mia opinione sulle generalità è che servono solo in caso di rilascio di certificati. Fra uomini potrebbe bastare il guardarsi in faccia. SIGNORA — In tal caso lei sarebbe... PELONE (subito) — Uno dei tre miliardi, le va bene così? SIGNORA — Tre miliardi di cosa? PELONE — Di uomini, signora, siamo in tre miliardi e... aumentiamo, dicono gli esperti, ogni giorno. (Una pausa. Pelone si va a mettere a sedere su una poltrona) Tuttavia, poiché mi rendo conto che nella nostra conversazione sarebbe scomodo chiamarmi « uno dei tre miliardi », l'autorizzo ad usare l’appellativo di « Pelone » col quale gli amici sono soliti contraddistinguermi. SIGNORA — Pelone? PELONE — Pelone, un nome facile da dire e da ricordare. SIGNORA — Lo trovo un appellativo scim- 50