miesco e... appropriato. (Dal bar prende nervosamente una bottiglia). PELONE — La sua ragionata impressione è accettabilissima. Sarà bene tuttavia, per amor di chiarezza scientifica, che lei tenga presente la mia attuale posizione nella sistematica di Limneo. Homo Sapiens, nonostante il provvisorio travestimento. Del resto qualsiasi biologo è in grado di darle conferma. (Alludendo al liquore che la signora sta versando per la seconda volta nel suo bicchiere) E poiché apparteniamo alla medesima specie non le farà meraviglia sapere che gradirei anch'io un goccio di cognac. (La signora versa il liquore in un altro bicchiere e lo mette, indispettita, davanti a Pelone) Grazie, lei è veramente molto gentile. SIGNORA — Gentilezza per gentilezza, gentile signor Pelone, sono costretta a farle garbatamente osservare che ha dimenticato di trovarsi in casa mia nonostante che nessuno l’abbia invitato. E che potrei anche pregarla di volersi gentilmente accomodare. PELONE — Non ha pensato a quanto ne soffrirebbe la sua curiosità? LA SIGNORA — No, non ho pensato. Se ne vada! PELONE — Questo cognac è sicuramente francese. LA SIGNORA — Ho detto via! PELONE — Non sono venuto per andar via. Sarebbe un’imperdonabile mancanza di riguardo verso la logica. LA SIGNORA — E va bene, ci penserà il personale di servizio. (Si muove verso un campanello). PELONE La cuoca è ammalata, la guardarobiera è andata a visitare sua madre, l’autista è appena uscito ed i camerieri fruiscono del loro giorno libero infrasettimanale. (Afferrando la bottiglia) Ne prendo un altro goccetto. LA SIGNORA — Lei è molto informato. PELONE — Ammetto. Noi sappiamo sempre molte cose. LA SIGNORA — Voi chi? PELONE — Coloro per i quali l’abito non fa lo straccione. Gliene verso? LA SIGNORA — Però ha dimenticato George. George è in servizio. Ed è fedelissimo: mio marito se lo portò apposta dall’Inghilterra. PELONE — Non c’è neanche George. L’ho mandato io a comperarmi le sigarette. LA SIGNORA — Crede di confondermi facendo dello spirito? (Suona il campanello). PELONE — Non verrà. Non può. Non è qui. LA SIGNORA — Lo ha... ucciso? PELONE — Lei legge libri gialli. LA SIGNORA — Io libri gialli?! (Pare molto offesa per questo. Afferra un libro) E’ un giallo, questo? PELONE — L’Ulisse di Joice. E... lo ha capito? LA SIGNORA — Rifiuto di rispondere. Se c’è uno qua dentro che ha il diritto di fare domande sono io, non lei. PELONE — I diritti sono uguali, per tutti i cittadini, l’ha letta la costituzione? LA SIGNORA — La smetta di interessarsi alle mie letture! (Una pausa. La signora continua a bere rabbiosamente) Chi è lei? Perché è piombato così in casa mia. E’ questo che deve spiegare. PELONE — L’avverto che sta sbagliando metodo. Le inquisizioni mi bloccano. Sono un timido, lo ha dimenticato? LA SIGNORA — Una telefonata alla polizia potrebbe sbloccarla? PELONE — Il caso si presenterebbe soltanto qualora il telefono non fosse bloccato. LA SIGNORA — (ha portato all’orecchio il ricevitore, ascolta, lo rimette a posto) — Vuol dire che lei... PELONE — Ho tagliato. Fuori. Un filino molto sottile. Riparerò tutto io stesso... dopo. LA SIGNORA — Che cosa? PELONE — Dopo che ci saremo messi d’accordo. (Prevenendola) Gridare non le conviene. Sa benissimo che non la sentirebbe nessuno e inoltre le verrebbe una crisi isterica che al solito sarebbe lunga e noiosa da smaltire. (La signora ha afferrato nuovamente la bottiglia) Brava... è meglio che si beva dell’altro cognac. LA SIGNORA — Chi le ha detto delle mie crisi? PELONE — Non aumenti il mio disagio col costringermi a fare sempre le stesse precisazioni: noi sappiamo molte cose. LA SIGNORA — Ah, perché... lei sarebbe a disagio? PELONE — Nonostante che tutte le apparenze mi siano contro... possiedo anch’io la sensibilità media della specie alla quale mi onoro di appartenere. E il terreno sul quale mi si può incontrare si chiama gen- 51