tilezza. Se quindi non le riesce di essere carina subito non ho difficoltà ad aspettare. Potrebbe tentare di riacquistare la sua calma continuando a fare quello che stava facendo prima del mio arrivo. LA SIGNORA — Stavo facendo pratica joga e non è possibile che la riprenda in queste condizioni. PELONE — Non ha nulla da temere. Per me può continuare la pratica joga o, se per i suoi nervi va meglio, fare un sonnellino ristoratore. Aspetterò con pazienza. Non ho fretta. LA SIGNORA — Lei dormirebbe coricato su una bomba? PELONE — Efficace il paragone, ma... la prego di considerare il mio aspetto esplosivo assolutamente indipendente dalla mia volontà. Ad ogni modo, e per quello che può contare oggi la parola di un uomo d’onore, le assicuro che sono disinnescato. LA SIGNORA (ha un gesto di stizza). Versa cognac. Beve) — Se ha in mente di consumare una rapina l’avverto subito che in casa non tengo biglietti di banca. Neanche uno. E' una questione... di igiene. PELONE — Condivido: i soldi sono all’origine delle più disparate infezioni. LA SIGNORA — E’ inutile che finga... non crederà che mi lasci incantare dal suo approssimativo savoir faire quando pratica-mente spadroneggia come se tutto fosse suo. PELONE — Io spadroneggio? LA SIGNORA — Vorrebbe negarlo? S’è persino messo seduto! PELONE — Signora Carponi, ritengo che il progettista di questa elegante poltrona avesse in mente, quando l’ha disegnata, un di dietro scelto a caso in mezzo a quei tre miliardi che dicevamo prima. Illudersi che avesse in mente proprio il suo sarà solleticante per la sua civetteria, ma certamente poco verosimile. LA SIGNORA — Non sopporto insulti! Da nessuno! (Apre un cassetto e punta contro Pelone una piccola rivoltella) Se ne va con questa? (Una pausa). PELONE (suadente) — Pensi a sua madre, pensi a Dio che la vede, pensi che la metteranno in galera anche perché non sarà in grado di produrre un movente valido in quanto non conosce i motivi della mia visita. E soprattutto pensi a suo suocero che morirà entro sessanta giorni per lasciarle un altro bel mucchio di soldi. LA SIGNORA — Non dica stupidaggini, mio suocero ha soltanto qualche acciacco. PELONE — I risultati delle analisi sono di oggi pomeriggio e la prognosi parla di risoluzione infausta entro due mesi al massimo. LA SIGNORA — Lei sta barando... non ci credo. PELONE — Perché dimentica che noi sappiamo molte cose. LA SIGNORA (abbassando lentamente la piccola rivoltella) — Mi fa... saltare i nervi. (Torna alla bottiglia di cognac. Una pausa. Ora è di nuovo aggressiva). L’avverto che sta giocando una partita molto pericolosa. Le riconosco un’accuratezza di informazione eccezionale su fatti che mi riguardano da vicino, ma anche una trascuratezza... nel reperire particolari apparentemente di poco conto... Non so che cosa vuole e non me ne importa ma... così, per la cronaca, l’avverto che a momenti arriveranno alcuni amici miei. (Guarda l’orologio) Anzi... dovrebbero essere già qui. PELONE (molto tranquillo) — Lei non ha amici. (Una lunga pausa. La signora si versa ancora del cognac). LA SIGNORA — Così... crede di sapere proprio tutto di me? PELONE — Conosco persino l’ammontare delle sue evasioni fiscali. LA SIGNORA — (un moto di sorpresa. U-na pausa. Poi un atteggiamento spiritoso) —Allora ho capito. Sì, sì... è... anche divertente, originale. Lei è un ispettore delle tasse travestito. Quadra tutto. Quello che non siete capaci, voi ispettori delle tasse, per riscuotere fino all’ultimo centesimo... (Una piccola risata) Ma ci metteremo d’accordo. Non è mica la prima volta che troviamo pacificamente un "modus vivendi”. PELONE — Non sono, sfortunatamente per le tasse, un ispettore delle tasse. LA SIGNORA (urlando) — E allora chi è? PELONE — Male, signora, molto male. Così facendo torniamo sempre al punto di partenza. LA SIGNORA — Ma quale punto, mi faccia il piacere! PELONE — Il blocco. Proprio ora che mi stavo abituando lei ha di nuovo rovinato ogni cosa. Grazie a Dio non ho mangiato niente altrimenti mi sarebbe rimasto tutto sullo stomaco. LA SIGNORA — Ci sono! 52