gli restano da vivere potrebbe anche decidere di non lasciarle una lira per indegnità nei confronti del suo defunto marito. LA SIGNORA (balzando in piedi) — Finalmente siamo arrivati al nodo. E’ molto semplice ed avrei dovuto immmaginarlo prima, un tipo come lei... Un volgare ricattatore, ecco. Ma sono stanca e sono disposta a trattare. Mi dica quanto vuole per stare zitto. PELONE — Neanche un soldo. LA SIGNORA — Non mi vuole ricattare?! PELONE — Assolutamente no. Sarebbe una cosa immorale. LA SIGNORA — Io... io impazzisco se non la smette. (Si versa ancora del cognac). PELONE — La pregherei di non prendere una decisione del genere: mi serve una persona nel pieno possesso delle sue facoltà di ragionamento. LA SIGNORA — Per uno che ha in mente dei loschi disegni non vedo che cosa possano contare i ragionamenti della vittima PELONE — A parte che io non ho in mente nessun losco disegno, le faccio rispettosamente notare che se qui c’è una vittima non è lei, ma io. LA SIGNORA — Questo è il colmo dell’impudenza! E’ lei che è entrato nella mia casa mentre io non mi sono mai permessa di entrare nella sua. PELONE — Poiché io sono senza casa la eventualità da lei prospettata non sussiste logicamente. Resta la seconda ipotesi perfettamente logica, che io venga nella sua casa. Ed è quello che ho fatto. LA SIGNORA — La sua è una logica di comodo e lei è un impostore e un mistificatore! PELONE (si alza) — Scegliamo un sistemino più banale ma certamente più incisivo. LA SIGNORA (indietreggiando) — Lei mi vuol far del male... PELONE — Le ho già detto di no. (Avanza verso la donna). Dovrà solo rispondere alle mie domande. Prendiamo ad esempio le sue dieci piscine dislocate nelle sue dieci ville... LA SIGNORA — Sono nove... PELONE — Dimentica quella sulla costa sarda appena inaugurata. LA SIGNORA (sempre indietreggiando) — Che cosa c’entrano... le mie piscine? PELONE — Quando nuota in una di que- ste vasche non le vengono mai in mente i bagni pubblici? LA SIGNORA — Ma che razza di ragionamenti... PELONE (sempre incalzandola a distanza ravvicinata) — E quando lascia alcuni milioni ai croupier del casinò, e le capita spesso, non le viene da pensare almeno per associazione di idee ai conti della spesa che milioni di donne come lei, ma senza milioni, fanno al mercato? LA SIGNORA — Ma... se perdo non faccio male ad anima viva. PELONE — Ne è sicura? LA SIGNORA — Sicurissima, non ho mai fatto male ad anima viva. Lei mi sta accusando... come se avessi ammazzato qualcuno. PELONE — E’ proprio così. LA SIGNORA ( terrorizzata) — C’è... c’è un equivoco. Io sono una donna di senti menti delicati, lo giuro... Ha visto la mia voliera con gli uccellini giù in giardino? PELONE — Anche i gerenti delle camere a gas amavano gli uccellini. LA SIGNORA — Il paragone non regge... Ad ogni modo se è qui per vendicare un delitto, giuro che non sono stata io e in ogni caso sono disposta... a venire con lei alla polizia... PELONE — Quanto costa quella pelliccia che ha comprato ieri? LA SIGNORA — Il mio... il mio cincillà brevicaudato? Ventinove milioni e mezzo... Costava trerta ma mi hanno fatto lo sconticino... sono una cliente. PELONE — Trenta milioni per la pelle d’una famiglia di tre persone: padre, madre e figlioletto scorticati e cuciti insieme per la sua vanità. LA SIGNORA — Lei è... completamente pazzo. PELONE — Logico. LA SIGNORA — Sono duecentocinquanta-trè pelli di cincillà brevicaudato... il migliore che esista, la primissima scelta... Glielo posso dimostrare certificato di garanzia alla mano. PELONE — E io le posso dimostrare che con quei trenta milioni una famiglia di tre persone ci avrebbe vissuto una vita. Una vita. LA SIGNORA (sollevata, trae un grosso sospiro di sollievo) — Oooh, ho capito... Il suo era un discorso puramente etico, mi 54