eie resistono a tutte le costruzioni mentali. LA SIGNORA — Con questo tono mi arriverà una crisi di nervi. PELONE — Sarebbe un peccato perchè sto per entrare nell'atmosfera adatta. LA SIGNORA — Per parlare? PELONE — Per parlare... LA SIGNORA (intensificando le grattatine) — Allora... parli... PELONE — Aggiunga un « per favore ». LA SIGNORA — Per favore, parli. PELONE — Ci metta anche un « caro ». LA SIGNORA — Per favore, caro, parli... parli caro, per favore... (Una pausa). PELONE — Voglio essere assunto come cane. LA SIGNORA (smettendo le sue grattatine) — Cosa?! PELONE — L'ho detto. Le ho fatto un’offerta ragionevole: io al posto del signor Peo o del signor Pao. LA SIGNORA — Ma... ma non sia ridicolo! PELONE — Si intende che il cambio dovrebbe avvenire alla pari, altrimenti non potrei accettare. LA SIGNORA — Che cosa intende dire « alla pari »? PELONE — Parità di diritti a cominciare dall'appellativo di « signore ». Dovrei essere chiamato signor Pelone, per esempio. (Una pausa. La signora è sconcertata. Non sa trovare le parole adatte). LA SIGNORA — E lei crede che io acconsentirei a... PELONE — Io credo che nessuno resiste all’evidenza della logica se ha il cervello in ordine anche se, come lei in questo momento, inarca la schiena e rizza il pelo coma fanno i gatti all’avvicinarsi di un pericolo LA SIGNORA — Io non inarco niente. Sono al massimo incuriosita, se mi è permesso usare con lei una parola gentile, di conoscere le motivazioni di questa sua... chiamiamola proposta. PELONE — La curiosità è la madre dell’interesse e questo è il terreno migliore per il successo di qualsiasi ragionamento. Sarò breve e conciso in quanto tutta la mia requisitoria si fonda su un semplice dato di fatto: il signor Peo ed il signor Pao stanno meglio di Pelone per molte ed ovvie ragioni non esclusa quella di carattere squisitamente morale che li vede beneficiare delle attenzioni di una società protrettrice degli animali mentre, come è noto, non esiste ancora una società protettrice degli uomini. D’altra parte una decisione in mio favore potrebbe essere facilitata dall’esistenza di una dichiarazione dei diritti dell’uomo mentre altrettanto non si può dire a proposito dei diritti del cane. Si vorrà inoltre concedere una superiorità generica alla specie a cui appartengo rispetto a quella canina non diciamo sul piano delle realizzazioni perchè potrebbe anche dimostrarmi il contrario, ma su quello delle doti potenziali e della presenza di un’anima. Io, dunque, ho un’anima, il signor Peo e il signor Pao non hanno un’anima. LA SIGNORA (sconcertata) — Non sia brutale adesso. PELONE (lanciatissimo) — Io sono battezzato, lei è battezzata, il signor Peo ed il signor Pao sono degli infedeli. LA SIGNORA — Non per loro colpa... PELONE — Il punto di vista etico sarà salvo, qualsiasi monsignore potrebbe darle conferma di ciò. LA SIGNORA — Ma ci sono anche altri punti di vista. PELONE — Considerando la questione dal punto di vista sociale? Se tutte le persone che hanno cani di lusso seguiranno il suo esempio il problema della disoccupazione sarà risolto nello spirito della massima economia. LA SIGNORA — Lei tratta la cosa con molta leggerezza. PELONE — Inoltre sotto il profilo sanitario e legale, io sono una sicurezza rispetto al signor Peo ed al signor Pao. Se mi si tratterà bene, infatti, sono disposto ad impegnare la mia parola di gentiluomo nella promessa che non morderò nessuno. Ho fatto anche l'iniezione antirabbica e mi si potrà lasciare tranquillamente in giro, senza catena e senza museruola. LA SIGNORA — Lei mi confonde. PELONE — Sono qui, per chiarire, non per confondere. Anche dal punto di vista economico possiamo considerare senza pericolo di esagerazioni un risparmio del 50 per cento sul vitto tenendo presente che il signor Peo ed il signor Pao si mangiano un chilo di carne a testa e che io invece mi offro per quattro etti di buon filetto, un po’ di verdura, pane e un litro di vino vecchio. 5 6