LA SIGNORA (trasalendo) — Chi crede che possa essere, signor Pelone? Lo spirito del signor Peo e quello del signor Pao? PELONE — Gli spiriti canini non tornano mai sulla terra. LA SIGNORA — Ma erano due cani di razza. PELONE — Al di là non si fanno eccezioni, neanche per i cani. (Continua il raspare e l'uggiolare). LA SIGNORA — Sono... sono molto agitata, signor Pelone. (La porta d’ingresso si apre lentamente, cigolando come all’inizio dell’atto, ed appare una donna sulla trentina a quattro zampe. Guarda tutti, sorride e poi si mette festosamente ad abbaiare). LA SIGNORA — Mio Dio... PELONE — Niente paura, signora Carponi. Le presento mia moglie che ha sempre avuto la vocazione di fare la cagnetta di lusso. LA SIGNORA (sedendosi emozionata) — Dio mio... hanno anche dei bambini loro? PELONE — Per ora... no. (Inizia fuori un lontano latrare. La moglie di Pelone saltellando a quattro zampe si porta accanto al marito. Qui giunta, abbaia. Pelone risponde con un altro latrato). LA SIGNORA (smarrita, guardandoli) — Non vi metterete a comunicare fra voi, adesso? PELONE — Era solo un saluto. LA SIGNORA — Come dovrò chiamarla sua moglie? PELONE — Signora Pelona naturalmente. LA SIGNORA — Signor Pelone, signora Pelona... signor Pelone, signora Pelona... (I latrati di altri cani sono ora vicinissimi. Dalla porta d’ingresso, rimasta aperta, entrano come uno sciame uomini e donne a quattro zampe latrando festanti. Ne nasce un carosello di cani intorno alla signora completamente in balìa dell’invasione). LA SIGNORA — Signor Pelone... signor Pelone, che cos’è questa canea? PELONE — Sono tutti amici miei, signora Carponi... Tutti cani magnifici di gran razza. LA SIGNORA — Ma... da dove vengono? PELONE (rimettendosi in posizione eretta) — Escono dagli angoli più bui del mondo... come scarafaggi... e corrono tutti qui perchè si compia la soluzione migliore dal punto di vista economico, sociale, etico, estetico, legale... (Sul carosello di uomini-cani abbaianti in terra o sui mobili si chiude il sipario). APPUNTI PER UNA REGIA DI “ PELONE „ Eccomi qua, di fronte al "Pelone”. E come sempre accade quando mi trovo davanti ad un testo da rappresentare, mi pare che ci sia solamente una interpretazione giusta. Una delle 999 giuste, naturalmente! Sostanzialmente mi pare tutto chiaro. Parenti rappresenta una società, come al solito ben chiusa dentro il suo guscio, e l’uomo che vi picchia contro con il cervello per entrarvi. Si parte da una situazione che ha tutta l’aria di essere normale, in un mondo fat- to ben bene o male male, con tutte le sue strutture deficienti, i suoi prò e i suoi contro, ma vero, reale. E dove si arriva? Ad uno sblocco della situazione, con "Pelone” e soci al posto dei cani, che rende paradossale il quadro. Ma il vero paradosso della « favola » è proprio questo, l’anormalità della società cosiddetta normale e la terribile logicità della pazzesca soluzione finale. La logica di quelli « fuori » dall’uovo. Noto la estrema precisione del linguaggio; la dialettica raggiunge una sottigliez- 58