za ed una « globalità » di interessi che, prima d'ora, in Giuliano non avevo ancora apprezzato. La schematizzazione diventa stile. Ancora sulla verità « paradossale » del finale: ma che razza di entratura pretende "Pelone"? Vuole cambiare il sistema o semplicemente usufruirne? Tutto sommato è una soluzione di comodo. Oh Dio! Mi lascio prendere dal cribbio della logica: la logica di quelli « dentro » l’uovo. "Pelone” è un'idea ecco, l'idea grottesca che si diverte a distruggere ciò che di assurdo vi è nella abitudine, nel precostituito, nel normale, con uno sberleffo di cristallina evidenza. E' una ritorsione mentale. Non è disdicevole che, lungo il percorso, si pensi al giallo, si sospetti il rosa, si tema lo psicopatico. No, in fondo la meccanica del lavoro è questa; l’importante è che non venga sminuito il gioco sottile delle battute e lo schema mentale lucidissimo della « idea "Pelone” ». Come dire, c'è un rapporto d’utilità fra quel che dice Parenti e quel che fanno i suoi pupazzi in scena: una cosa serve l’altra; divertiamoci, ma cerchiamo di farlo ricordare. A proposito di meccanica: "Pelone" parte freddo, lucido, sornione e arriva scattante, esuberante di ragione gridata. La signora al contrario: incomincia con i nervi sollecitati, cerca di capire, di rendersi conto con i riflessi costantemente all'erta e arriva sgonfia, svuotata. Bisogna riuscire a descrivere queste due parabole incrociate. La costante dei cani come simbologia nell’opera di Giuliano. Dal "Babau" a "Pelone". Là un mostro dentato che ricorda un metodo, uno stato di coercizione, qui una metamorfosi uomo-cane, senza pericoli di simbiosi però... Là una automobile uccide l'animale, qui la polpetta. Tutto sommato non è che l'amico dell'uomo ci faccia una gran figura. Forse Teofilo Gautier non sarebbe molto d'accordo, Teofilo Gautier e le sue bestie. Che importanza assume qui ¡’ambientazione scenografica? Ha valore descrittivo oppure si può introdurre una carica « espressiva » di maggior espansione? E a favore o a danno di chi? Mi decido che vale la pena di sottolineare un certo tono del testo: un Guttuso vicino ad una cariatide barocca che « fa molto antiquariato » può suggerire qualcos’altro, insieme con le manie depressive della Signora, la musica astrale dello stereo a 33 giri e la pelliccia di « cincillà brevicaudato ». Ma può anche mettere in guardia già all'inizio uno spettatore attento e dargli la soddisfazione di esclamare alla fine: « Ah! Ecco non mi ero ingannato... Lo dicevo io che scherzava! ». Scherziamo, scherziamo pure ! ALDO SIGNORETTI Giuliano Parenti è nato a Firenze nel 1928. La sua attività teatrale si può compendiare negli atti unici: Viaggio verso lo zero, Un giorno come voglio io, Il Babau, Pelone e nelle commedie in due tempi: La Draghignazza, Alfredo non è un parallelepipedo, La banana con gli occhiali, Uomini così poco. Ha vinto il Premio « R. Ruggeri » (1957-61-64), il Premio «Vallecorsi» (1961), finalista a S. Vincent (1963) e segnalato più volte ai premi « I.D.I. » e « Riccione ». E’ stato rappresentato a Milano, Firenze, Roma, Pesaro, Fano. E' stato tradotto nei paesi di lingua tedesca (n.d.r.). 59