L’ITALIA DI NICOLAJ S. GUMILEV L’accidentale consultazione della antologia Italia dei poeti, Nuova Accademia, Milano p. 536, che comprende composizioni di poeti d’ogni paese riguardanti l'Italia, ci ha indotto a questa integrazione, data l'importanza di Gumilev Nikolaj Ste-panovic, assente dalla pubblicazione citata sopra, e, per quanto ne sappiamo, inedito in Italia (n.d.r.). DALLA “PICCOLA ENCICLOPEDIA SOVIETICA,,: Gumilev Nikolaj Stepanovic’ (n. 3 (15). IV. 1886 - m. 24. Vili. 1921), poeta russo. Nato a Kronstadt. Visse a lungo a Parigi, viaggiò per l'Europa e Africa. Nel 1910 capeggiò un indirizzo letterario: l'acmeismo. La poesia di Gumilev (raccolte: « Put’ Konkvistadorov » - La strada dei conquistatori - 1905, « Zemciugà » - Le perle - 1910, « Koster » - il falò - 1918, e altre) canta la forte risoluta personalità, l’individualismo e la conquista. I versi di Gumilev sono permeati di motivi pessimistici e di perdizione caratteristici della letteratura decadente. Fucilato per aver preso parte ad una congiura antibolscevica. VENEZIA E' tardi. Sulla torre i giganti hanno rintoccato le tre. Certe notti il cuore ha più coraggio, Viandante, guarda e taci. La città è come voce di nàiade in un passato vago - chiaro. Arcate di merletti arabescati, acque immobili tutt’intorno. E’ vero, scoprono le streghe cortine di gondole nere. Là dove sono, sulla laguna, sembrano mille api di fuoco. Sta sulla colonna il leone, risplendono vivi i suoi occhi, alato come i serafini tiene il vangelo di Marco. E sulla sommità della basilica, dove scintilla il mosaico, ascolta il tubare, il respiro, 10 sciabordìo dei colombi. E’ questo forse uno scherzo, una malìa degli scogli e dell'acqua, un miraggio? Il viandante ha paura, d’improvviso non c’è nessuno, nulla? Ha gridato. Non l’hanno sentito, ammutolendo d’un tratto, è caduto nelle pallide fluttuanti distese degli specchi veneziani. PISA 11 sole brucia le alte mura, i tetti, le piazze e i mercati. Oh, marmi giallo d’ambra di Siena, Oh, bianco-lattei di Carrara! Tutto tace sotto il ciel sereno; ecco, finito l'ultimo salmo, 61