SCHEDE di Francesco Bartoli Gino Baratta Mario Artioli Umberto Artioli “ L’ Arte del Medioevo „ di Julius Von Schlosser^1) (Einaudi) I primi lavori dello S. furono tutti di erudizione artistica, sul modello del Wi-ckhoff e del Riegl: brevi ricerche numismatiche, cataloghi e soprattutto l’imponente serie di studi delle Fonti letterarie per la Storia dell’Arte, con riferimento particolare ai trattati tecnici medievali. In ciò egli seguiva una generale tendenza del tempo suo che aveva trasformato l’interessata indagine tecnica dei preraffaelliti in qualcosa di più autonomo dal punto di vista storico, nello studio cioè delle fonti letterarie, che permetteva di ricostruire — sia pure con difficili calcoli e col rischio della approssimazione — antichi monumenti scomparsi (2). ”11 manuale delle fonti divenne molto presto, però, una storia della storiografìa e della teoria dell’arte, la storia della letteratura artistica” (3). Con estrema modestia lo S. dà ragione del suo speciale modo di raccolta e dei suoi criteri esegetici, denunciando nel contempo i maggiori difetti della Letteratura, evidenti a lui non meno che agli altri: l’inevitabile incompletezza del lavoro bibliografico destinato ad essere superato da ogni lavoro critico successivo, ma sopra ogni altro l’intimo difetto della ambiguità, perchè da un lato ha voluto compilare una raccolta tecnica e dall’altro questa sottintende « qualcosa di fondamentalmente diverso », lo svolgimento della critica d'arte. Nessuna premessa teorica, nessuna speciale idea della poesia, nessun pregiudizio estetico, direi, suggeriscono la collocazione in scorcio premeditato delle testimonianze. Come s’è visto anche dal puro registro d’indice, la letteratura italiana occupa un posto di gran lunga sovrastante quello di altri Paesi europei: ciò dipende dal fatto che lo S. s’è imposto di non dare spazio eccessivo alle teorie secondarie per la centralità, a suo parere indiscutibile, che la riflessione italiana occupa dal Trecento al Barocco. L. Venturi, riferendosi a quest’opera, scrive che « vi si trovano sulla critica d’arte notizie e giudizi notevoli, ma frammentari, proprio perchè l’autore si interessa più ai dati storici che ai valori critici » (4). Ma il Venturi, io credo, non si è accorto che altro dal suo è l’obiettivo dello S.; che questi non una disamina a vantaggio del presente ha voluto compiere, ma uno studio del passato. Ambedue sono convinti crocianamente che la critica nel suo momento più alto è storia di artisti, se non che ciascuno di loro opera prevalentemente in una delle apparenti antinomie della critica. Se da un lato è la « tesi », per dirla con linguaggio frusto, che interessa allo studioso austriaco, d’altro lato gli sforzi e i pensieri del Venturi sono diretti a comprendere invece l’unica forma, l’opera dell’artista singolo. Ma se la conversione al crocianesimo (che coincise con una interna revisione e avvenne al culmine di una crisi) valse a togliere lo S. dagli studi di storia formalistica dell’arte secondo astratte tipologie di stile per arricchirlo di una consapevolezza di metodo, la sua mentalità associativa di storico continuò a dare saggio migliore di sé nei lavori di riflessione generale. Negato alla monografìa, non registrò che insuccessi (che tali restano) di studi particolari su singole personalità (5). I suoi scolari sono obiettivi in tale riconoscimento ed accomunano all’elogio dello S., maestro di linguistica artistica, l’ammissione ed il rincrescimento che egli sia