rimasto sempre troppo lontano dall’arte viva del Novecento e che non abbia saputo guardare il passato con gli occhi del presente. E' evidente che dobbiamo ripiegare sul primo S., l’autore della grammatica dell’arte. Egli ne formulò la proposta con queste parole: « La storia del linguaggio deve essere una storia continuata del linguaggio comune, il quale sebbene originariamente produzione individuale, s’è fatto e conservato come bene sociale, sia pure attraverso mutuazioni svariate; bene che non può aspirare ad un posto nella storia dello stile, se questa non vuol perdere il suo genuino carattere; bene non più artisticamente autonomo, ma divenuto documento linguistico nel senso più lato » (6). L’arte del Medioevo comparve nel 1923, costitutiva di una sezione di storia popolare dell’arte affidata a differenti cultori. Purtroppo allora l'opera passò quasi inosservata nonostante che l’illustrazione dell’argomento fosse stata data con vera pertinenza e genialità d’interpretazione. Piii che una storia dell’arte questo libro è un avviamento alla comprensione del linguaggio visivo medievale, anzi, più propriamente, una grammatica storica di esso nel suo itinerario di sviluppo e nelle sue province dialettali. Qualcuno ha creduto di giustificare l’insuccesso editoriale del 1923 opinando l’impopolarità della trattazione nella stessa obiettività storica dell’autore e nella esemplare ritrosìa a concedersi alle mode « espressionistiche »., sulle quali avrebbe dovuto far leva per ottenere il consenso del pubblico nel primo dopoguerra. Vera o no tale congettura, resta il fatto che solo più tardi il libro cominciò ad essere letto e apprezzato. Familiare è allo S. il procedimento di investire un fenomeno artistico da differenti punti di osservazione e di servirsi, nell’esegesi, di sottili ma anche contrari strumenti. Fallita, in un caso, l’approssimazione in termini di critica visuale, egli ricorre ad altri elementi per penetrare la sua materia; tanto che non s’accontenta mai della indicazione esterna e, dopo averla valutata — per un processo quasi sempre verifìcantesi in senso comparativo e analogico —, ritorna con spostamento assolutamente caratteristico all’ originario punto d’avvio; un punto d'avvio diventato più chiaro e liberato dall’ambiguità, naturalmente. Quel che affascina il lettore è il non sentirsi mai termine passivo e semplice fruitore del discorso; sia perchè tale caratteristico andamento della ricerca, a larghi e circolari moti e a rettilinei ritorni, finisce per accrescergli la forza interpretativa e a dargli dei veri guadagni intellettuali, sia perchè l’esame non conduce in alcun momento a grave esaurimento la declarazione. Singolare fra tanti mi pare un caso del IV capitolo. Decisamente convinto che non è possibile comprendere un fenomeno nuovo col considerarlo una somma di fattori diversi incrociatisi per ragioni che non siano interne, l’A. rifiuta di spiegare la nascita della « tipizzazione » medievale mediante la teoria degli influssi e ritorna a indagare al fondo della dissoluzione del linguaggio formale classico, cioè sulla nuova forma di spiritualità che è il nucleo motore di quella dissoluzione e della inarrestabile spinta in avanti: la concezione della trascendenza, « comune non solo al cristianesimo ma a tutta la tarda antichità ». Per impedire che i numerosissimi e a volte contrastanti aspetti vengano dissociati e per ottenere invece che ricompaiano quali espressioni, differenti sì, ma tutte fluenti da un comune denominatore, ricorre prima alla analogia del latino volgare e quindi al parallelo fenomeno del nuovo sistema armonico occidentale, la polifonia e il fraseggio. La musica diventa probante esemplificazione della rottura estetica col mondo antico, la rima, in particolare l’espressione innovatrice ed esecutrice del passaggio dalla musica d’arte, che aveva imposto l’asservimento del suono alla parola, alla musica strumentale col trionfo degli elementi puri del suono, assoluti, non corporei, « super e subindividuali ». Il quadro tende ad essere estremamente vasto, ma è rigorosamente padroneggiato grazie ad una veritiera suddivisione del territorio europeo in regioni « caratteristiche » e al correttivo dei sistemi paralleli delle arti, legittimamente richiamati gli uni accanto agli altri, perchè « ogni divisione » tra le manifestazioni estetiche « è esterna ed empirica ». Lo S. sa che non è possibile avvicinarsi ai monumenti più alti di una civiltà se non ci si sforza prima di entrare nella mentalità degli 79