5 - v. C.L. Ragghianti, Profilo della criti- ca d’arte in Italia, ed. U, 1946. 6 - Ricito dal Kurz, op. cit., p. XXVII. 7 - Plotino, ENNEADI, III, 2°, 15 e I, 6°, 4: Il bello è incorporeo: « Bisogna nel veder (le bellezze incorporee) goderne ed esserne colpiti e stupiti molto più che dalle (corporee), in quanto ormai tocchiamo le bellezze vere. Tali affetti convien di fatti che nascano per ciò che sia bello: ammirazione e dolce stupore e brama e amore e piacevole concitazione: è possibile provar tali affetti e li provan le anime anche per bellezze invisibili, tutte, per così dire, ma specialmente le più propense ad amare, come del resto accade anche in chi vede le bellezze corporee »; La vita terrena è ombra e apparenza: « Come (le finzioni) sulle scene dei tea tri, così (quaggiù) ci conviene contemplar anche stragi, morti, espugnazioni di città, rapine, come tutti cambiamenti e trasformazioni di scene, e declamazioni di lamenti e gemiti. Giacché anche quaggiù, in ciascuna vicenda della vita, geme e si lamenta non l’anima dentro, ma l’ombra dell'uomo fuori; e tutto fa sulla scena della terra intiera, in cui s’agitan le ombre di molti, che fan molte scene. Questi son gli atti dell’uomo che sa vivere solo la vita inferiore ed esterna, e non si accorge che anche nel pianto serio è nulla più che un attore » (in Il Pensiero Antico, Storia della Filosofia greco-romana, a c. di R. Mondolfo, Milano, 1929, p. 474 e 476). Per ulteriori informazioni v. anche M. L. Gengaro, Critica d'Arte, Brescia, 1948, cap. V. 8 - v. R. Assunto, La critica d'arte nel pen- siero medievale, Mi, 1961. Librerìa Minerva L’AMBIENTE IDEALE PER L’AMATORE DEL LIBRO Mantova - portici Broletto, 45 telefono 22773 “ L’ Antirinascimento „ di Eugenio Battisti ( Feltrinelli ) Divulgato in lavori critici di lingua inglese (Haydn, Spencer) (2), in parte ancora poco noti in Italia, il concetto di Counter-Renaissance è ripreso dal B. e ulteriormente fatto comprensivo di una vasta serie di manifestazioni della cultura rinascimentale (quattrocinquecentesca, ma cinquecentesca soprattutto). Sulla necessità di storicizzare quanto più possibile formule come classicismo, manierismo, barocco, ecc., il B. insiste in più luoghi e ogni volta che lo stesso criterio classificatorio da lui adottato tende ad uscire dal ruolo ristretto di ipotesi di lavoro, esigendo certi fatti (o insiemi) di essere spiegati per ragioni interne e particolari. Riguardo all’alternativa più grave (manierismo o antirinascimento?), la scelta della via interpretativa è per ora condizionata dalle circostanze. E’ questo il motivo per cui l’A., riallacciandosi a posizioni già note, accetta di restringere il campo di alcune misurazioni e di legittimare per via complementare ed opposta il criterio che intitola il suo libro. Infatti, scrive il B., « se si usa in senso rigoroso come definizione di stile quello di manierismo, pochi dei fatti letterari e figurativi esaminati dallo Haydn, vi rientrerebbero legittimamente; se lo si estende come categoria metastorica, secondo la proposta di Curtius, resterebbe scoperto e da ulteriormente definire il nucleo di fenomeni che giustificano l'ancor validissima periodizzazione e definizione stilistica del manierismo, in sede letteraria e artistica ». (p.44). Respinta la proposta curtiusiana, si effettua il tentativo di associare realtà culturali, divergenti negli svolgimenti stilistici e strutturali, secondo un criterio (abbastanza vago) di omogeneità sociologica. Gran parte della fenomenologia studiata viene sperimentalmente raccolta sotto il simbolo, puramente idiomatico, di antirinascimento, una convenzione quest’ultima facilmente risolvibile in quella di controclassicismo, nei propositi dell’A. Ci pare però che in tal 81