modo si esasperi al massimo una ambiguità della critica contemporanea per la quale « classicismo » e « rinascimento » hanno assunto tacitamente equivalenza indicativa, rischiando di rendere ancor più intricata una situazione già confusa col-l'opporre dimensioni necessariamente diverse. Il concetto di antirinascimento sembra avere in molti casi espansione extrastilistica ed altre volte contrassegnare soltanto una speciale elaborazione formale. Da una parte infatti il termine classicismo obbliga l’innalzamento della categoria contrapposta ad un livello « alto », dall’altra anticlassicismo è ricondotto all’unità sociologica di base. Non a caso il B. sollecita l’intervento dello storico alla fine del suo lavoro, rendendosi perfettamente consapevole delle difficoltà che restano ancora da superare. Per la complementarità a cui s’è accennato l’A. è dovuto ricorrere ad una stringente delimitazione del classicismo, che gli deriva dallo Haydn, suffragandola di nuove testimonianze. E-sattamente antirinascimentali risultano tipiche realizzazioni cinquecentesche, come, per limitarci ad alcuni esempi, l’architettura fiabesca della Wunderkammer, gli studioli, le grotte, i giardini e gli automi. La parte più nuova forse del libro (certo la più ricca di sorprese e suggestioni) si apre con l’esame verticale di tradizioni che risalgono spessissimo all’antichità classica e talvolta ad epoche anche più lontane, obbligando il B. ad una esplorazione di eccezionale ampiezza condotta col rigore dei metodi warburgiani e con la perizia di chi sa accostarsi alle discipline più diverse. Schemi geometrici elementari alla base di tante costruzioni rinascimentali, piante stellari, motivi decoratici a spirale, ecc., vengono solitamente studiati secondo una doppia visuale da tempo accertata dalla critica: razionalistico - archeologica (classicismo umanistico) e simbolico - tradizionale (di mediazione biblica). Quegli elementi risultano, però, meglio comprensibili, almeno in certe loro componenti, se si sa riconoscere la loro connessione iconologica con una tradizione rimasta per secoli sotterranea nella cultura europea, quella esoterico - popolare. L’aver visto, attraverso l’imagerie delle fiabe, lo stretto rapporto, per esempio, fra l’iter emotivo del « bosco sacro » di Bomarzo e i riti iniziatici arcaici, ha permesso al B. non solo di recuperare valori sommersi dalle culture elitarie, ma soprattutto di constatare che proprio nell’Italia del Cinquecento un’antichissima tradizione andò riacquistando consapevolezza di sé e riuscì a costituirsi, in un momento di crisi religiosa e politica, come alternativa alla cultura ufficiale, dando luogo ad urti, assimilazioni, scambi. Lo scontro fra mondo culto e mondo popolare, fra atteggiamento autoritario e mentalità anticlassica, si manifestò con particolare virulenza anche in altri ambiti tematici (per es. l’iconografia delle streghe), e, all’intemo della stessa cultura delle corti, nell’artigianato, nell’emblematica, nell’arte profana e nel razionalismo architettonico. « Tutti fenomeni che danno alle varie civiltà in cui convergono la loro complessa fisionomia, e in modo peculiare, sono alla pari del classicismo, componenti del rinascimento e del barocco, anche se meno registrate dai contemporanei; magari attive in zone periferiche della cultura, o nelle cosiddette arti minori, pur tuttavia presenze storiche ineliminabili ». FRANCESCO BARTOLI 1 - Eugenio Battisti, nato a Torino nel 1924, insegna attualmente storia dell’arte presso l’Università di Genova. Dirige il Notiziario di cultura contemporanea MARCATRE ed è redattore della ENCICLOPEDIA UNIVERSALE DELL’ARTE. Opere: Architetture romaniche in Viterbo, in « Studi Medievali », XVIII, 1952, I, pp. 152-61; La critica a Michelangelo prima del Vasari, in « Rinascimento », 1954, fase. I, pp. 117-32; Le arti figurative nella cultura di Venezia e in quella di Firenze e Roma nel Cinquecento, in « Commentari », VI, 4, 1955, pp. 241-53; La critica a Michelangelo dopo il Vasari, in « Rinascimento », 1956, I, pp. 135-57; Note su alcuni biografi di Michelangelo, in « Scritti di Storia dell’Arte in onore di Lionello Venturi », Roma, 1956, pp. 335-336; Ombre et Lumière et la peur de l'homme, in « Problèmes », 74-75, pp. 27-30; Arte non figurativa e letteratura, in « Letteratura », VII, gennaio-aprile, 1959, pp. 29-40; Rinascimento e Barocco, Einaudi, 1960; Giotto, Ginevra, 1960. 2 - Hiram Haydn, The Counter-Renaissan- ce, New York, 1960, Th. Spencer, Hamlet and thè nature of Reality, in « ELH », V, n. 4, 1938. 82