mente, assumere la chiave brechtiana per penetrare in queste composizioni. Nel 1963 H. M. Henzensberger ha pubblicato nel Verri (1) un lungo saggio nel quale tenta un discorso « totale » sulla poesia moderna da Baudelaire a Eluard e nel quale ad un certo punto si legge: « Quando il marxismo volgare parla di sovrastrutture, pensando al condizionamento economico, viene smentito dalla poesia stessa. Questa procede indubbiamente passo passo con i modi di produzione industriale prevalenti: ma come si cammina accanto ad un nemico. La poesia non è una merce: questa asserzione non è idealistica. La poesia moderna ha sempre cercato di sottrarsi alla legge del mercato. La poesia moderna è, sic et simpliciter, antimerce. Questo è sempre stato il significato sociale di tutte le teorie della poesie pure. Per questo esse difendono la poesia come tale contro ogni frettoloso engagement che la vorrebbe far oggetto di mercanteggio i-deologico. Del resto, il contrasto tra torre d’avorio e agitprop non è di alcuna utilità alla poesia. E’ un dibattito assurdo, simile al vuoto rincorrersi di due topi bianchi in gabbia che si danno la caccia sulla ruota. Antimerce, contrapposta « puramente » alla manipolazione, sono anche i prodotti poetici finiti, più che mai engagee, di Majakovskij. Allo stesso diritto si può affermare che le opere di Arp o di Eluard, sono già poesie engagee proprio perchè sono, semplicemente, poesia: non accettazione, ma denuncia dall'esserci di fatto ». E’ chiaro, mi pare, che l’assunzione della poesia come antimerce definisce già l’area di poetica in cui si muove Henzensberger, ma non è altrettanto chiara la ragione per cui in virtù di questa poetica, ancora sufficientemente generica, egli identifichi Majakosvkij, Arp ed Eluard con l’etichetta di poeti autentici. Il rapporto tra poesie pure e poesie engagee è indubbiamente più ampio e complesso di quanto, frettolosamente, Henzensberger voglia farci credere. Tra Saint-John Perse e Majakovskij c’è un tale baratro che nessuna poetica dell’antimerce può avvicinare, così tra Eluard e Benn ed altri molti. Proprio in questo tentativo di riassunzione totale Henzensberger si separa da Brecht. Mol- to più consapevolmente Brecht oppone alle generalizzazioni i « distinguo », si colloca in una zona di poesia « militante » alla quale pare che Henzensberger, a priori, rinunci, ma vedremo che non è così. Certamente però, la lettura di Brecht, l’importanza della lettura di Brecht è tangibilmente presente nella poesia di Henzensberger, ma spogliata della sua « vis » principale: l’ideologia. Nel mondo contemporaneo, ancora così frantumato e diviso, le affermazioni di Henzensberger possono anche sembrare qualunqui-ste, prive come sono di un background ideologico sicuro, vuote come sono, in tanta sfogata violenza, di prospettive e di obiettivi se non genericamente rico noscibili nella lotta « ai potenti » (ma quali? E se tutti si corre il rischio dello scivolone di sapore anarchico), a una borghesia minuta della quale si nutre la Germania di oggi. La sua lunga rabbia, priva di punti di applicazione in divenire, si colora fortemente di velleitarismo. Ma un discorso fortemente applicato alia poetica e da questa limitato, rischie-rebbe di portarci fuori strada, di non farci riconoscere l’importanza, in un clima così difficile per la poesia, oggi, di Henzensberger, così fortemente consapevole della « violenza segreta » del nostro tempo, così engagee, non nella parziale e pregiudicata accezione da lui stesso offertaci, ma nella sua ancora tutta viva potenzialità. La storia, la realtà da modificare, il mondo da costruire e non da subire, le speranze che qualcosa possa cambiare lo accomunano a tutta una schiera di poeti che « in parte più o meno altrove » giustificano la presenza della poesia nel mondo contemporaneo, non la vanificano e la rendono inoffensiva. Ma leggiamo il libro: Siano lodati i banditi. Alla violenza voi li invitate, vi buttate sopra il pigro letto dell'obbedienza. Tra i guaiti ancora mentite. Sbranati volete essere. Voi non lo mutate il mondo. Nell’elogio della violenza, di un sarcasmo che Brecht conobbe bene, è reperibile uno degli obiettivi di Henzensberger, così raramente precisi. E poi: 87