testimonia dello sforzo eccezionale in atto all’interno del Cattolicesimo per riesprimere quella universalità che lo qualifica in modo essenziale nel riconoscimento non tattico delle autonomia e dei valori storicamente elaborati su terreni extracristiani o, addirittura, anticristiani. I sistemi culturali sino a ieri puramente prospettici sono quindi in crisi: si va facendo sempre più chiara l’idea, del resto non nuova, ma ora riproposta ad un livello più alto, che la cultura, sul piano teorico, non può dirsi veramente tale se non è intessuta da una incessante dialettica fra una prospettiva di fondo e le diverse prospettive storicamente emergenti, se non si pone cioè, al punto d’intersezione, continuamente riproponentesi, fra una dimensione « verticale » esprimente una concezione del mondo, filosoficamente fondata, e una dimensione « orizzontale » rappresentata dalle altre culture, correnti, sollecitazioni teoriche e pratiche che ogni individuo, o gruppo, o classe viene necessariamente ad incontrare nel tempo. In sostanza l’interpretazione dei fenomeni in chiave puramente marxista, o cattolica (cioè a dire secondo le predominanti forme storico - culturali in cui si esprime oggi il cattolicesimo), o psicoanalitica, o sociologica ecc., rischiano, come di fatto è accaduto, di degenerare in dogmatiche immagini del mondo trasformandosi da forze innovatrici in corazze circoscriventi e chiuse. Soltanto un decisa volontà di dialogo, di dibattito, di verifica può spezzare il cerchio di ferro del dogmatismo, ma questa volontà deve avere la sua base nella consapevolezza che la cultura è un’unità articolata per sua natura sempre protesa a trascendersi. « Unità vera che non sia semplicemente riduzione ad un limite si può dare invece solo quando la concretezza dell'orizzonte culturale segnato dalle prospettive storiche sia sentita come tappa di un cammino infinitamente più vasto... La cultura è appunto questa unificazione progressiva del molteplice secondo spunti sempre più vari e pro- spettive sempre più vaste: essa non a-vrebbe luogo se non sussistesse nello spirito la spinta ad una unificazione totale... In questo senso il concetto di infinito è la presenza che rende ragione della cultura: senza l’intervento dell'Infinito come termine totale ed autenticamente ricco, la cultura non potrebbe essere lo stato mentale in cui i punti divergenti d’osservazione dell’universo più disparati e più ricchi trovano recezione comune ed armonia... Ogni unità culturale, ogni equilibrio di cultura raggiunto è un’immagine globale dell’universo: una immagine che intende darsi una rappresentazione del Tutto e sa di non averlo esaurito » (5). Tale sembra a noi debba e possa essere la disposizione originaria per ritrovare la dimensione di una cultura che sorga dalle esigenze sociali e dalla coscienza nazionale e che abbracci senza soffocarla la parte più viva dei dati ideologici, filosofici, scientifici, religiosi del nostro tempo. Alcuni temi di fondo si presentano, crediamo, direttamente interessati all’interno di una prospettiva del genere: anzitutto la ricerca di un più organico col-legamento fra cultura e popolo mediante strumenti che, a cominciare dalla scuola, allarghino al massimo le possibilità di partecipazione consapevole al processo di produzione e di fruizione della cultura. In secondo luogo l’approfondimento dei problemi che, ai diversi livelli, riguardano il dialogo fra le forze che contano nella realtà contemporanea perchè entrambe vitalmente interessate alla liquidazione dell’assetto borghese: i cattolici e i marxisti. Infine la rottura definitiva con quella forma mentis pregalileiana che pretende di continuare a porre l’Europa (o, nei casi più grotteschi, la... Comunità Europea) al centro del mondo come l’unica civiltà degna di chiamarsi tale. Ci sembra che le lezioni di Gramsci, di Giovanni XXIII, di T. de Chardin rappresentino dei fondamentali vettori d’orientamento per una cultura autenticamente impegnata in questa direzione. 6