MOZZAMBANI — L’arte non vuole la ufficialità dello Stato, casomai che siano tutelate le sue manifestazioni pubbliche. I sindacati e le organizzazioni artistiche servono solo ai mediocri e agli intriganti (e sono la maggioranza). Credo che la Biennale debba avere gli sbagli di adesso piuttosto che divenire espressione completa delle burocrazie ministeriali. Già ora i politicanti, grandi e piccini, si rotolano nelle storie dell’arte, e i risultati sono disdicevoli. L’artista, quando è tale, è, per fortuna, sempre più miserabile e ammirevole di un politico. Perciò niente pittura di Stato, arte di Stato, e ciò anche nella migliore delle ipotesi, che a quanto mi risulta non è ancora la nostra. IL PORTICO — Siete d’accordo sul fatto che il minor settarismo nella scelta delle tendenze ha giovato alla Biennale, rendendola più aperta e stimolante? MOZZAMBANI — Una maggior apertura è sempre auspicabile. La Biennale ha dei difetti ma anche dei grandi e autentici meriti, poi è importante come nes-sun’altra manifestazione italiana riguardante le arti figurative. Sono convinto di tutto ciò anche se dissento sulla disparità in cui si pongono a Venezia gli artisti, in definitiva la storia di prima riguardante i giovani, e ribadisco che tutti gli invitati devono avere una sala. Ho fiducia che in tale modo si eliminerebbero certe presenze raccomandatizie, che, invece, con le paretine e l’angoletto, trovano il contentino e dieci minuti di piccola (umiliante) gloria da portare chissà per quanto con aureole di latta al paesello (grande o piccolo che sia). A tutti (e sono tanti) costoro sarebbe un po’ troppo (anche per gh allegri invitatori) dare una sala, e così alla Biennale andrebbero caso mai da visitatori. Un’ultima cosa: perchè dei nomi si ripetono in continuazione quando niente del loro lavoro è cambiato da molti anni, se anche non ha perso quel poco o tanto di interesse iniziale per stemperarsi in preziosismi stucchevoli e dolci come le creme andate a male? In questa ultima risposta credo di aver parlato delle vere calamità della Biennale, come di quelle di tutti i premi e premietti nazionali, proprio per l’affarismo e i clan di potere che sono quasi del tutto aldisopra del lavoro serio e disperato degli artisti di buona volontà. FERRARI — La Biennale, in sè è sempre positiva. Ogni volta si scatenano polemiche a non finire ma ogni volta io vi ho sempre trovato motivo di interesse e sono più che mai lontano dal pensare che la Biennale sia decaduta o debba essere eliminata. Questa, come la scorsa, è un po’ la Biennale dei contentini. Ci sono troppe presenze inutili e alcuni presenti avrebbero dovuto avere una sala invece di una parete. Ma la Biennale è sempre la Biennale! POZZATI — L’« apertura » è indiscutibilmente e finalmente, almeno nelle intenzioni, positiva. GUERRESCHI — Premesso che nel breve giro di due anni, in ogni parte del mondo, i capolavori che vengono alla luce sono solitamente pochi (e non sempre poi vengono inviati a Venezia), mi pare che questa Biennale si presenti più articolata, stimolante e viva (proprio i suoi mille difetti ne testimoniano la vitalità) delle precedenti edizioni. A parte le cortesi pressioni e la censura praticate nei riguardi di alcuni artisti, specialmente italiani, e il senso di soffocamento dato dalla massiccia presenza della Mostra dei Musei nel corpo stesso del padiglione italiano, alla già eccessiva partecipazione italiana (aumentato peraltro, nelle ultime sale, dall’allestimento labirintico da vero baraccone) ritengo che tutto sommato la XXXII Biennale debba essere considerata abbastanza favorevolmente. LEONARDO CREMONINI, ha risposto con una lettera specificando le ragioni per le quali non riteneva di rispondere alla nostra inchiesta, ma poiché in qualche modo egli esprime un giudizio sulla Biennale, pensiamo di poter renderlo noto anche se si tratta di una lettera confidenziale (e perciò ne riportiamo solo la parte interessante l’inchiesta) al nostro redattore: « All’inchiesta non ho risposto perchè mi sembra far parte di tutto un meccanismo inutile ed efficiente solo per gli equivoci. Mi spiace dirti questo, quando magari il tuo entusiasmo ti fa giustamente pensare il contrario. E in queste cose nessuno ha ragione o torto. Ma comunque credo di esprimere meglio le mie 20