genza zelante di uno scolaro, pitturato di nero. Ed ecco che ora, a quasi sessantanni da tale esperimento, scopri alla mostra il noto quadro nero, solo che è dipinto su tela e pitturato con studiata trascuratezza, senza zelo alcuno. Così gli stessi astrattisti con le loro opere confermano che il cerchio — o il quadrato? — delle loro ricerche è chiuso. Essi sono arrivati là, da dove hanno cominciato. Essi non hanno alcuna prospettiva. Il buon senso non accetterà mai l’astrattismo. Ma quando qui, alla mostra veneziana, provi a dire questo, ecco che subito compaiono i suoi difensori. Essi non dicono che l'astrattismo sia una buona cosa. Parlano d’altro: è una buona cosa che gli astrattisti cerchino. Ma tutta la tragicità, ovvero, più esattamente, tutta la confusione dell’astrattismo, si conclude nel fatto che esso non sa che cosa cercare. La vita, dal vecchio va incontro al nuovo Ma essa non respinge tutto ciò che è vecchio perchè vecchio e non accetta tutto ciò che è nuovo perchè nuovo. Gli astrattisti vedono la loro missione nella categorica negazione di tutta l’esperienza della cultura pittorica mondiale del passato. Qualsiasi novità per loro, anche la più insensata, è migliore di una cosa bellissima del passato. Ma dov'è il nuovo di cui l’astrattismo ha arricchito la cultura pittorica del mondo contemporaneo? Questo nuovo semplicemente non esiste. Certo, qualche esperimento non riesce subito. Ci vuole pazienza, pazienza e pazienza. Ma per quanto tempo si posso attendere i tormentati esperimenti degli astrattisti? Essi cercano ormai da decenni senza scoprire niente. Nel corso degli ultimi otto anni sono stato a cinque mostre veneziane. Ebbene? Alla XXXII Biennale si possono incontrare molte cose già viste alla XXXI, XXX, XXIX e XXVIII mostra. La corsa sul posto continua.... E’ una buona cosa quando l'uomo con una bussola sicura in mano va verso la ricerca coraggiosa del nuovo, dell’inesplo-rato. Egli si metrita un buon viaggio. Ma quale buon viaggio si meritano gli astrattisti se è già falso il punto di partenza delle loro ricerche, falso il loro movente? Si possono giustificare molte cose ma non si può in alcun modo giustificare la profonda essenza reazionaria dell’astrattismo. Questa frase offenderà l’udito di qualche onesto rappresentante dell’astrattismo che non si ritiene affatto un reazionario, servitore dell'imperialismo. Ma l'onestà d’un uomo non è soltanto determinata dai suoi impulsi soggettivi ma anche dai risultati oggettivi della sua azione. L’astrattismo dei nostri giorni, salvo pochissime eccezioni, è una cosa disonesta indipendentemente dal fatto che lo rappresenti un pittore onesto o un ciarlatano patentato. La disonestà dell’astrattismo è così evidente che non si può non notarla. Nei giorni dell’inaugurazione della mostra la stampa italiana di diverse tendenze scriveva della Biennale come di un avvenimento scandaloso. Si posso portare come esempio titoli di giornali e riviste, di questo genere: « Tutto è perduto, anche il pudore », « L’arte in soffitta, resta una stupefacente raccolta della tecnica ». Si è arrivati al punto che alla inaugurazione della mostra, ad onta di lontane tradizioni, non è intervenuto il Presidente della Repubblica. E non basta: il Patriarca di Venezia dapprima ha proibito ai sacerdoti di visitare la mostra, poi è andato oltre ed ha preteso che fosse tolto un quadro dal padiglione italiano. Nei diversi strati della popolazione italiana si sono sentite sdegnose, biasimevoli parole sulla Biennale. E il Presidente del Senato, Cesare Merzagora, allorché ci siamo scambiate le nostre impressioni sulla nostra venuta a Venezia, decisamente e fermamente affermò: — Io sono il nemico numero uno dell’astrattismo... Egli non condivide per niente le nostre idee comuniste e ne è anzi molto lontano ma, dopo tale affermazione, ci siamo stretti la mano come alleati. Qui di alleati se ne possono trovare molti. L'astrattismo infatti suscita un sentimento di protesta col suo pretenzioso richiamo al buonsenso. E’ vero, in suo nome si conducono diverse argomentazioni filosofiche, ma per quanto si filosofeggi la ciarlataneria resta sempre ciarlataneria. Essa a sua volta genera ciarlataneria pure nella critica. Sfogli un grosso catalogo della mostra con molti articoli esaltanti l’astrattismo e t’imbatti a un certo punto in questo: 24