Con quanta consapevolezza piuttosto Dean si sia immesso nella nuova linea poetica, abbia accettato le suggestioni dell’opera « aperta » — se da semplice orecchiante oppure a conclusione di un personale travaglio stilistico strutturale — è discorso che meriterebbe adeguata risposta. Soltanto un’opportuna verifica a livello dei testi, che sapesse sceverare cadute e soluzioni autentiche, innovazioni pregnanti e proposte inadeguate, potrebbe risultare in tal senso significativa. Ma quando il discorso tocca queste zone, succede quel che succedeva alla colomba di Kant volitante nel vuoto. Mancano i referenti (2) e il buon critico che si accingo al suo onesto lavoro armato di gusto e con dovizia di preparazione filologica, può al massimo imbastire un discorsetto a livello della poetica. Così il nocciolo della questione — la reale (o meno) consistenza della poesia di Michele Dean — deve essere lasciato cadere, il modulo classico dell’ indagine « interna » apparendo a questo livello praticamente inutilizzabile. Ci si deve così accontentare di procedimenti molto più approssimativi, giungere in fase di verifica a discriminare sul mero piano della preparazione filologica (3). Onestamente Michele Dean ha superato un esame di questo tipo. Il suo farsi è contrassegnato da quella che è la matrice comune della nuova generazione poetica, l’estremo rigore razionalistico, il rifiuto di ogni contatto con posizioni che ricordino anche da vicino il raptus romantico: la sua è quella generazione che per dirla con Leonetti preferirebbe piuttosto essere selvaggia che civile, se segno di civiltà fosse l’irrazionalità nel creare. * * * D’altra parte Dean patisce — e il discorso può senz’altro essere esteso a livello dell’avanguardia in generale — l’antitesi che si è venuta creando nei giovani dell’ultima generazione, fra le esigenze letterarie richiedenti una sempre maggior area di disponibilità e quelle di un’ideologia le cui premesse non vengono minimamente poste in forse. In questo senso il filo ideale che congiunge Cugola e Dean resta ancora robusto, diciamo pure la struttura è rimasta intatta; ma è ben chiaro che il problema dei rapporti letteratura-ideologia si situa in una dimensione assai diversa rispetto l’immediato dopoguerra. I moduli artistici neo-realisti prevedevano infatti uno stretto legame di rapporti fra struttura e sovrastruttura, usando della letteratura — e del mezzo artistico in genere — in senso strumentale rispetto l'ideologia. Ma rifiutando Dean — come gli altri poeti avanguardisti — tale tipo di poetica, cercando l’eversione sostanzialmente sul piano del linguaggio, si assiste a un procedere della sovrastruttura indipendentemente dalla struttura, con il corrispettivo d'un aggancio con l'ideologia cercato soltanto a posteriori. In questo senso consentiamo con Leonetti quando muove a Sanguineti la critica di voler pervenire a una ri-saldatura del rapporto letteratura - ideologia rovesciando la giuntura precedente e proclamando le nuove istanze letterarie senz’altro ideologiche. Evidentemente si tratta di soluzione troppo semplicistica e dimostrativa al più dell’urgenza che muove Sanguineti a verificare le proprie posizioni letterarie, a saldare il conto tra il poeta e l'uomo. In sede di bilancio critico, quale sarà allora la posizione da assumere a questo proposito nei confronti delle avanguardie? Ci pare che nell’arco delle soluzioni possibili, quella avanzata dall’ala radicale dello schieramento marxista presenti una e-mergenza tale da valer la pena d'essere discussa in questa sede. Tale posizione è sostenuta da quanti impugnando il mortaio pesante dell’ideologia, fanno un blocco unico dell’avanguardia, accusandola di linea viscerale, di sperimentalismo fine a se stesso e rifiutando di portare avanti il discorso se non in termini meramente stroncatori. Posizione che se ha il vantaggio di « vedere chiaro », di giungere senza contorsioni dialettiche a una nitida presa di possesso del problema con l’espressione di un giudizio di valore (negativo) a proposito delle avanguardie, pecca a nostro avviso di eccessivo irrigidimento nella determinazione dei rapporti fra letteratura ed ideologia. Per i teorici di questo indirizzo è senz’altro inaccettabile il fatto che le opere dei modernissimi trovino le loro radici prima che in strutture di natura economica, in fenomeni riguardanti più da vi- 29