cino Io specifico letterario (insoddisfazione verso moduli ritenuti sorpassati, variazione del gusto, ripudio della « percezione », ricerche per una nuova collocazione della soggettività); che in altri termini la letteratura si disponga ad acquistare zone di autonomia, affacciando problemi e promuovendo soluzioni interne al suo procedere. Ma è evidente che fino a che si assume il concetto di ideologia in senso chiuso e sistematico, fino a che il tema dei rapporti letteratura-ideologia sussiste in termini di rigido rimando fra struttura e sovrastruttura, ogni allacciarsi della letteratura fuori dello stretto cerchio che le si reputa pertinente, assume i crismi della iconoclastia. Nessuno si sente qui di negare che l'assunto marxiano per cui l’esistenza crea la coscienza sia ipotesi di lavoro valida anche per l’esplorazione del fenomeno letterario; piuttosto qui si nega la totale autosufficienza di tale ipotesi, la pretesa che il fatto letterario possa essere indagato con il solo ausilio di tale categoria interpretativa. D’altra parte il riconoscere alla letteratura una più larga disponibilità di movimento, non ha affatto il significato di guerra mossa all’ideologia: ha semplicemente il significato di guerra a un determinato tipo d’interpretazione dell’ideologia, collocazione del rapporto ideologia -letteratura su nuove meno rigide scanalature. * * * Ma, per tornare all’avanguardia, il discorso avanzato dall'ala marxista più radicale ha il grosso vantaggio di poter contare su quella che è forse fra le caratteristiche più precipue della « nuova » avanguardia: l’incomunicabilità. Sembra proprio che per giungere a un rinnovamento dei canoni linguistici della tradizione borghese, per ridar linfa alla letteratura, sia necessario per la neo-avanguardia passare attraverso gli oscuri limbi dell’afasia. Diciamo subito che tali proposte ci lasciano decisamente perplessi. Che per e-sempio la poesia di Sanguineti si giustifichi, secondo la formula di Fausto Curi, come critica del linguaggio, è punto su cui si può essere sostanzialmente d’accordo. Ma l’interesse e il valore della sperimentazione sanguinetiana rimangono tali soltanto se intese come processo necessario per un ampliamento delle possibilità espressive, per una maggiore e più concreta adesione alle esigenze storiche, ma processo al cui termine dovrebbe esser lecito scorgere un ritorno alla comunicazione, allo stretto legame fra significante e significato. Evidentemente il discorso non è però così semplice. I tentativi dell’avanguardia non muovono soltanto dalla demistificazione del linguaggio; il problema del reperimento di più ampie possibilità di fruizione sospinge la nuova generazione verso 1’« opera aperta ». In tal senso la nostra proposta di interpretazione dell’avanguardia come momento strumentale, applicato all’eversione del linguaggio ma passibile a più o meno breve scadenza del riconducimento a una nuova normalità, a un nuovo ponte tra significante e significato, appare in netto contrasto con i postulati dell’opera aperta, che proprio nella distanza tra significante e significato, attuata consapevolmente a livello di poetica, intravede il punto di rottura con la tradizione anteriore. Si darebbe così che il momento dell’afasia — accettato in via strumentale e d’altronde rilevante solo sul piano culturale, non certo su quello estetico — diverrebbe ipso facto metodologia per la produzione di valori estetici, pietra miliare per una nuova estetica. Il che mi ricorda un recente intervento di Giudici, sulla rivista « Questo e altro » a proposito del « Cimetière marin » di Valery, dove il critico, ponendosi il problema delle possibilità di fruizione dell’opera d’arte, così liquidava la questione: « Ogni poesia risulta fruibile a livello e-motivo d’un numero di modi pari al numero dei suoi lettori, ma certo in senso esemplare e assolutamente controindicativo delle attuali teorie sull’opera aperta. I teoreti di queste teorie confondono semplicemente i significanti con i significati, quando invece sta proprio nella rigorosa organizzazione dei primi la condizione essenziale della disponibilità dei secondi ». C’è un ultimo punto che a noi preme sottolineare, ed è la richiesta che ormai viene avanzata da più parti del fronte letterario, di riportare la critica alla sua primitiva funzione, alla pratica del giudizio di valore 30