Il Sindaco si metteva le dita nel naso, al consiglio comunale (seconda convocazione, numero legale) e il presidente del consiglio d’amministrazione della nostra banca, qui, stanziava lire cinquantamila per la pubblicazione del liceo sopra il Risorgimento (ottima cosa, è vero; voce « cultura ») E un mio vecchio amico sacerdote della sociologia, usciva dalla stanza umida e piena di fumo e carte, e diceva: guardate la vostra città pulita, con piscina e trampolino per poco non più grande d’Europa. Laggiù, diceva, venite a vederla. Questo diceva il mio vecchio amico. E gli dissero toma, dottore, torna alla tua stanza, torna ai tuoi libri, amico. Non romperci i coglioni. Noi, adesso, dobbiamo decidere, noi democraticamente eletti, dobbiamo fare una mostra di stampe di Verona ’800. E non è per fare amare considerazioni, credetelo, che lo dico: è così perchè noi lo vogliamo. E finché beviamo un drink e diciamo la nostra disperazione, nudi uno di fronte l’altro, e sobborghi e coree, dove bisogna volerci andare, per arrivarci, e coraggio, un vecchio amico sta nella stanza. Con libri e fumo stantio. (e lui è qui ricordato per tutti gli altri, anche diversi che non amano farsi conoscere, e non conosciamo) La coppia con la chitarra, che passa talvolta all’osteria, dove andiamo insieme a parlare. (lui tutto già trema, e lei lo conduce, compagna antica, a cantare insieme, piano piano, che devi a sentire le voci essere attento, sopra il suono, della vecchia chitarra). Questa è la gente che proprio non serve, nemmeno turismo produce. Senza ipocrisia, una volta, dalla rupe, chi inutile era. Ma poi, occorreva qualcuno, da farci elemosina e da compatire. Perchè, in paradiso, andarci, in fondo vogliamo. Ma intanto questo è il prodotto finito. Mussulmani, a farli nei campi, ci vuole soldi di gas e cani e il resto. La corea, è molto più economica. Sorge da sè. Se la fanno loro (1) Corea-, sobborgo del sottoproletariato. 33