In questa poesia viene soprattutto alla luce una fondamentale caratteristica psicologica di Dean, la sua radice anarchica, il suo ingenuo (ma non troppo) credo che il poeta non abbia a saldare i conti altri che con se stesso. Quando Dean ironizza sulle « cattedrali sistematiche » e le definisce pezze d’appoggio per coprirsi il capo, quando ostenta il suo disprezzo verso la teoria affermando che una rivista utile è solo quella che alberga lavori di carattere poetico, non sa di affinare sempre più in noi il sospetto che tale atteggiamento celi il timore di una verifica della propria opera. Con ciò Dean non è tanto ingenuo da chiudere la porta in faccia alla consapevolezza teoretica: i colloqui avuti con lui ce l’hanno rivelato attento indagatore dei fenomeni del mondo culturale contemporaneo. Ma non tanto da farci sviare il sospetto che in lui, come in tanti (troppi!) della sua generazione, l'eccessiva corrività di certa critica, fenomenologicamente attrezzata, abbia maturato i suoi frutti. Che poi si manifestano nella repulsione verso la critica stessa, verso tutto ciò che funga da controllo a un'attività ritenuta invece aperta a ogni possibile sbocco. ancora se: una sola poca espressione è — prologo — come ipothesis di tesi da dimostrare stradafacendo Per. Per luoghi nostri cari bars nei giorni e ville et cittadi amate in ogni mondo persone vive d’ogni vita passata nel gioco sottile di meridiani paralleli e concludere in periferia a sera, nell'osteria sulla statale dodici brennero abetone discorsi perlomeno creduti, per non parlare d’inutilità in ogni momento nota. Per -ismi pinnacoli a ben costrutte cattedrali sistematiche catacombe per avere le pezze d’appoggio, come si dice coprirsi il capo — averlo sempre coperto ad ogni piede sospinto. Per la nascita celebrata di speranze nuove ad ogni battere di tempo ad ogni governo caduto ad ogni storica svolta. Per le scoperte di bellezza antica di significato rivoluzionario di nuova chiara definitiva distinta estetica al numero uno di ogni rivista. Per la scienza nuova d’equivoci tipicamente occidentali sfogliato Lao Tse ascoltato un concerto indiano all’isola di san Giorgio (1) di musica popolare e le signore baciamilamano. Per quelle volte che si diceva noi siamo gli ultimi, a pensare a soffrire queste cose, che carosello non ci è ricordo d’infanzia. Per l’emozione provata sentendo malregistrata la sigla di Radio Londra e la voce del colonnello famoso. Per Ezra Pound poeta nonostante appunto da vivo sepolto sotto di sé oggi nel giorno che Ulisse mtrawedeva, sull'imbrunire ------------ noi venimmo al limite delle acque profonde -------------- Per il manifesto con commozione sino al fondo la prima volta d’un fiato sino alle parole della resurrezione dove ritrovare di là scoprire non soli a soffrire unica angoscia. Per dove ritrovarsi una volta milioni per la stessa speranza. (1) San Giorgio = isola veneziana dove si tengono i concerti della Fondazione Cini. 38