La poesia prevede grosso modo due tempi. Il primo, originato dall’allusione all’attuale stato di guerra nel Vietnam (tuttavia vai la pena di notare come questo motivo, nonostante il « seppure », leghi a fatica con quello iniziale dell’assistenza ai bambini del sud), apre, con il richiamo al mondo imperialistico, il consueto allineamento di oggetti, con relativo inserimento di parentesi e citazioni culturali. La seconda parte reca un altro motivo ricorrente in Dean, quello della polemica contro l’arte tradizionale. Il motivo è tuttavia espresso qui senza l'abituale virulenza iconoclastica, bensì su un piano più assorto e meditativo, dove l'ironia che attacca e sgretola l'accenno all’avvenire radioso (si veda l'inserto tra parentesi) si placa assumendo i colori dell’elegia per la scomparsa degli ultimi circhi e, con essi, d’una forma di esistenza che ancora poteva permettersi « una casa, un poco di tempo ». Il che può essere meglio inteso se si ponga mente all’attacco iniziale d’una poesia precedente, quando Dean avanzava il tema dell’alienazione operaia, (filanti scie per funzionali famiglie aziendali inchiodate / nella nebbia in vai padana senza nemmeno registrazioni / brave di Leonetti oppure Antonioni...). una volta radicalmente riformato il sistema assistenziale nel nostro paese ed i bambini t b c del sud avranno (questo) fratelli seppure albeggia notte lunga di guerra nel paese del Catai (1) (lontani troni ingemmati: la scia con croci di legno al seguito di businnes man’s e profumo di spezie per la nostra gioia) eccitanti avventure dello spirito in rarefatti spazi meta ne oraveris: le loro quotazioni alla borsa valori di Milano raffinati giochi d’amore prò nobis stilizzati monologhi interiori in cerca lacca di verdi dita Fred Katz (2) musico zen rivoletti d’edenico senza nome senza nome è l’inizio del cielo della terra (3) in cerca appunto di gocce di piacere intorno intorno lungo come (laghi alpini i tuoi occhi gelidi indimenticabili alle cinque dunque la marchesa) srotola gomitolo d'arianna thè legendary quartet respirando fiato d’avorio (le molte bocche spalancate sul tappeto verde) in labirinti di cristallo per anime e sleali gualioses per tetto di tegole all’ombra di gozzuti camini secolo scorso gatti bianchi bigi incursori dalla fessura oltre la soglia sbirciare l’altro e l’ode al buon senso comune antico in medio è la vertù nell’etica a nicomaco secondo sei eppure muore l’immagine polita l’ardore del verso ben tagliato e non viviamo in tempi oscuri e l’avvenire radioso attende (nel rispetto della libertà e della giustizia, delle virtù democratiche, insomma e senza avventure nell’ordine costituzionale dico) noi ormai accerchiati nel folklore di sfinite donne barbute negli ultimi poveri circhi ancora in giro alla ricerca d’un prato in qualche periferia dove, se ancora si possa, permettendolo leggi regolamenti testo unico stendere il telone verde alzarlo e incollati in giro gli avvisi in lampostyle annunciare lo spettacolo le bestie feroci dell’africa lontana accordare alla fisarmonica rauca il violino dalle corde fili di ragno ed avere una casa, un poco di tempo. (1) Paese dei Catai = allusione alla crisi vietnamita. (2) Fred Katz = compositore statunitense noto per il suo tentativo di scrivere musica zenica. (3) Senza nome senza nome è l'inizio ecc. = citazione da Lao-Tse. 39