rosi fattori, alcuni veramente intrinseci all’opera e tipici anche della produzione successiva dell’autore, altri invece di carattere più estrinseco e contingente. C’era anzitutto la questione del mezzo di espressione, il romanzo, che allora era circondato da « ogni sospetto di impurità », preferendo la cultura ufficiale sbizzarrirsi in sottigliezze e ghirigori che portavano all’esaltazione della « bella pagina », della « prosa d’arte » e alle disquisizioni « sull’inconciliabilità tra romanzo e carattere italiano » (1). C’erano, inoltre, più o meno apertamente riconoscibili e riconosciuti, i caratteri di quella generale « malattia del secolo » che avrà i suoi testimoni più efficaci nel Sartre de La nausée e nel Camus de L’étranger (2). Infine i casi della famiglia Ardengo svelavano certamente quelli tipici della società italiana degli anni ’30 e facevano de Gli Indifferenti « un documento di quasi saggistica lucidità, tanto esso appare energicamente impegnato, nato da un diretto desiderio di analisi precisamente moralistica e satirica della società borghese, nello stadio storico della sua dissoluzione decadente e segnatamente negli anni del fascismo italiano » (3). Maselli, nel rifare cinematograficamente l’opera di Moravia, deve aver tenuto presente, in modo particolare, quest’ultimo aspetto del romanzo, un po’ perchè l’anticipazione esistenzialistica o la rivoluzione formale non avrebbero potuto farsi facilmente oggetto di interesse cinematografico, un po’ perchè, da Gli sbandati a / delfini, Maselli ha mostrato una attenzione speciale nei confronti del milieu borghese e « un desiderio di analisi precisamente moralistica e satirica » molto simile, appunto, a quello additato, in Moravia, da Sanguineti. Il mondo che circonda gli indifferenti è uno mondo in cui la distruzione totale della scala tradizionale dei valori, aveva comportato l’interruzione del rapporto tra l’uomo e la realtà e aveva generato l'indifferenza, ovvero l’incapacità di stabilire un contatto qualsiasi con il proprio ambiente, con le cose che stanno intorno. In questa condizione c’è l’esplicita condanna di Moravia nei confronti di una società di cui anch’egli aveva fatto più o meno parte, una condanna se si vuole un po’ schematica, priva di articolazione dialettica, com'era del resto nelle possibilità di chi non aveva, per andare oltre, una sufficiente conoscenza dell’altra porzione di realtà, ma una condanna sempre puntuale, efficace e piuttosto dura. A ben guardare infatti, il dramma di Michele è « il dramma di chi non riesce più ad agire in modo univoco, obbedendo di volta in volta ad un motivo ispiratore o abbbandonandosi ad una passione ben delineata ». Egli « non può fare a meno di scorgere in ogni occorrenza quale sarebbe la soluzione naturale, quella che ogni altra persona normale, nei suoi panni alla sua età, seguirebbe senza troppo pensarci: scattar di generosa ira di fronte ai sopprusi di Leo; vendicare l’onore della sorella; approffittare dell’amore facile offertogli dalla compiacente Lisa. Queste appunto di volta in volta le vie naturali, prevedibili. Ma all’atto di imboccarle la risolutezza di Michele è frenata dal fatto che al suo sguardo si aprono altre vie, altre soluzioni; le molte possibilità si elidono tra loro e il risultato è l’inazione, l’indifferenza » (4). A Maselli questo discoso non è certamente suonato nuovo ed egli ha potuto aderire, con una certa facilità, alla moralistica satira di Moravia. La sua mano è stata abile, sia nella scelta dei protagonisti, sia nell’uso del mezzo cinematografico e non si è lasciata andare alle sbavature folkloristiche e scenografiche che potevano costituire il rischio grosso di una troppo pedissequa aderenza al testo letterario. Si è tenuto anche piuttosto lontano dalle concessioni tipiche di altri fìlms moraviani e che, comunque, potevano essere largamente suggerite da alcuni passi del libro e dalla presenza di una attrice come Claudia Cardinale. Ma quel che più depone a favore di Maselli è la sua volontà di conferire all’opera uno stile unitario in cui ogni elemento potesse concorrere a quelle sottolineature che contavano maggiormente. L’atmosfera di disfacimento e di crisi che emana dai volti di Rod Steiger, Paulette Goddard, e della stessa Cardinale; quel modo particolarmente efficace di avvolgere i personaggi con una macchina da presa che non li abbandona un istante e che coglie continuamente aspetti nuovi e particolari del loro comportamento aumentando in tal modo l’impressione del loro isolamen- 41