“La contrastata rivolta,, di Pasolini « Ora ci crediamo: se la morte non è eliminabile, come è lecito pensare che socialismo e tragedia siano antitetici? ». E anche a prescinendere dalla morte, può l’uomo esaurirsi sul piano della socialità? O non è vero invece che « lo attendono al varco ben altri ostacoli » come « la incomunicabilità, ad esempio, la difficoltà ad entrare in comunione con gli altri? ». In definitiva, e spingendo la domanda alle sue radici, può il socialismo risolvere tutti i problemi dell’uomo? Non c’è dubbio che una simile problematica sorta recentemente proprio all’interno della critica cinematografica di formazione marxista (V.M. Argentieri - La tragedia non sparirà - Cinema ’60 n. 41) abbia contribuito a variare di molto, almeno sul piano artistico, il criterio di valutazione di una ricerca condotta su quei problemi che non sembrano risolvibili aH'interno di un ambito soltanto sociale. Se la variazione di questo criterio possa restare valida anche per un tipo di ricerca non precisamente artistica, è difficile dire. Bisogna però riconoscere che almeno una certa parte della cultura marxista, sta dando per scontata la impossibilità di risolvere soltanto nell’ambito sociale tutti i problemi dell'uomo e mostra di conseguenza una certa apertura verso questioni di carattere ad esempio religioso, sentite magari come elemento di interna, personale contraddizione esistenziale, oppure soltanto come possibilità di rettifica di determinate valutazioni date fino ad ora sul piano storico e culturale (5). La ricerca artistica sviluppata da Pasolini con il Vangelo secondo Matteo, tocca largamente anche questa zona di interessi — sviluppando del resto una tendenza implicita in tutta la sua precedente produzione non solo cinematografica — e si colloca pertanto all'interno della prospettiva cui si è accennato. Ma prima di procedere nel discorso bisognerà sgombrare il campo da un possibile equivoco e dare di conseguenza forma più diretta-mente intelleggibile ai corsivi fin qui usati. Pasolini non è certamente un cattolico e pare che probabilmente non lo diventerà, entro un breve periodo di tempo, neanche dopo la assegnazione del Premio OCIC. Dunque non è pensabile che il suo film possa essere analizzato, oppure che i significati in esso contenuti possano essere portati a chiarezza, seguendo questa prospettiva di indagine. Di conseguenza mi pare che nell’opera pasoliana si possano dare come fondamentali, ed ovviamente non - alternative, due proposte di lettura: il Vangelo ha anzitutto un valore autobiografico e nel Cristo del film è necessario vedere la proiezione spirituale di Pasolini stesso; in secondo luogo esso ha un significato di rivolta e di polemica nei confronti di un certo conformismo cattolico che del testo sacro si è sempre servito come elemento di « copertura » dei propri interessi, più o meno legittimi, e mai invece come elemento di « apertura » verso zone più larghe di realtà. Nell’ambito poi dell’una e dell’altra linea di sviluppo, e quindi di lettura, del film, prendono corpo tutte quelle sollecitazioni di carattere artistico, figurativo, poetico, che fanno parte della vasta preparazione storica, filologica e culturale in genere, propria del Pasolini come uomo - artista alla moda largamente impegnato all’interno di una precisa prospettiva di ricerca e di rinnovamento delle forme di espressione. Quanto alla prima proposta, mi pare che nella figura del Cristo, Pasolini abbia voluto rappresentare soprattutto se stesso secondo quella particolare e sofferta dimensione della sua personalità che egli ha più volte descritto come « il sentirsi diverso » e che — scrive il Ferretti — « da trauma biologico ed esistenziale tende a diventare, fin dall’inizio, dramma dell’eretico solitario » (6). Nel Cristo, Pasolini vede, prima di ogni altra cosa, uno che, come lui, si sente, ed è, diverso, e da questa sua diversità « delude », scandalizza, inquieta, tutti coloro che gli stanno attorno, non esclusi gli stessi discepoli che solo in un secondo tempo riusciranno a comprendere pienamente il senso della suo predicazione, dopo essere passati attraverso numerose e continue incertezze. 44