In una delle sue composizioni poetiche dal titolo Crocifissione Pasolini scrive in maniera molto eloquente: « Bisogna esporsi (questo insegna / il povero Cristo inchiodato?), / la chiarezza del cuore è degna / di ogni scherno, di ogni peccato / di ogni più nuda passione... / (questo vuol dire il Crocifisso? / sacrificare ogni giorno il dono / rinunciare ogni giorno al perdono / sporgersi ingenui sull’abisso) ». E di seguito: « Noi staremo offerti sulla croce / alla gogna, tra le pupille / limpide di gioia feroce / scoprendo all’ironia le stille / del sangue... / ... / per testimoniare lo scandalo » (7). Dove, è ancora Ferretti che parla, « la riaffermazione disperata di una chiarezza del cuore e di una innocenza che non teme peccato, contro ogni ambiguità dell'impuro rimorso; di una religione della innocente passione contro ogni violenza esteriore della Autorità » (8), sono gli atteggiamenti che Pasolini ritiene di avere in comune con la figura del Cristo e che forniscono, mi pare, una giustificazione interna e plausibile del suo riandare, col Vangelo, alla vita e alle vicende di questo personaggio storico (9). Ma le ragioni che mi inducono a creder possibile la proposta di lettura fatta all’inizio, non sono esaurite. Il Cristo che chiede spesso al padre di esentarlo dall’incarico affidatogli, ma che pure accetta di condurre a termine la sua missione di redenzione rammaricandosi soltanto di trovare dell’odio là dove egli diffonde senza parsimonia un amore infinito, presenta molte sintomatiche analogie con il Pasolini che scrive: « Ma perchè costringermi ad odiare, io / che quasi grato al mondo per il mio male, il mio / essere diverso — e per questo odiato — / pure non so che amare fedele ed accorato?» (10). Se l'essere diversi è una condizione esistenziale che l'uomo -Pasolini non si può scrollare di dosso e che il Cristo - uomo non può rimettere nelle mani del padre, se inoltre questa condizione non fa che attirare l’odio degli altri, allora non rimane che andare fino in fondo (bere il calice fino all’ultima goccia) senza incertezze, senza rimorsi, scegliendo decisamente la via della provocazione, con quella chiarezza di cuore che è « degna di ogni scherno » e « di ogni peccato ». « La vera via / di chi vuol essere — dice ancora Pasolini — è deludere. Il che fa uguali / tutti fra loro, come i morti: / ma rimette in discussione i sacrali / testi delle cerehie. Ergo, aspettando che porti / un nuovo Grande Ebreo un nuovo TUTTO E’ / — a cui il mondo sputtanato si rivolti — / bisogna deludere, nel nostro piccolo... » (11). E’ proprio da questo atteggiamento di provocazione e di lotta, per il quale Pasolini si vede accomunato a Cristo, che scaturiscono le pagine più violente ed accorate del suo Vangelo: il discorso ai farisei e la cacciata dei mercanti dal tempio. Anche in questa violenza, tutta morale, tipica del « profeta disarmato » è possibile vedere una ulteriore proiezione del Pasolini che dichiara a grandi lettere: « e nella mia violenza non c’è posto / NEANCHE PER UN’OMBRA DI AZIONE / NON INTELLETTUALE... »; oppure: « ... mi sveglio per la prima volta in vita mia / col desiderio d’impugnare un’arma. / Il ridicolo è che lo dico in poesia » (12). AH’interno della poetica pasoliniana a-gisce dunque, in stretta relazione con l’esistenziale condizione dell 'essere diversi, un momento di disperata rivolta, di furiosa e perenne rottura che si manifesta sul piano morale come cupa visione di un mondo popolare tragicamente escluso dalla storia (13). Da una parte egli sente la tentazione di isolarsi in un intimo compiacimento della propria condizione spirituale, dall'altra avverte chiaramente « la caducità del suo odiosamato mondo intellettuale - viscerale e quindi la necessità di fare i conti con la realtà e con la storia, anche quando vorrebbe respingerla, anche quando soffre del suo bruciante contatto » (14). Il Cristo del Vangelo, con la sua aria corrucciata, indignata, sofferta, dolorosa, mostra apertamente di patire nello stesso modo il « bruciante contatto » con una realtà avvilente, fatta di ipocrisia, di ignoranza, di incomprensione, di sfiducia che serpeggia tra gli stessi discepoli, di repel-lenza fisica, ma, ciononostante, riesce u-gualmente ad andare verso il popolo e a divenirne addirittura il protettore. La caratterizzazione popolare della figura di Cristo e della sua predicazione — che ha come naturale conseguenza la 45