polemica di cui si diceva nella iniziale proposta di lettura — trova in queste considerazioni la sua più ragionevole interna giustificazione e trae origine, ancora una volta, dal fondamentale rapporto Cristo -Pasolini che viene così confermato nel suo ruolo di chiave dell’intera opera. Tra l’altro, siccome il rapporto Pasolini - Cristo si pone su di un piano ovviamente naturalistico, risultano ugualmente superate, secondo la prospettiva indicata, le analisi progettate sia da coloro che peccavano di entusiasmo immaginando un Pasolini ormai prossimo ad abbracciare la fede cristiano - cattolica, sia da coloro che, invece, credevano di dover scoprire nel Vangelo i germi di una involuzione reazionaria mediata da commistioni mistico - religiose. L’una e l’altra considerazione possono sì divenire oggetto di interessante dibattito al fine di stabilire quale sia la funzione che il Vangelo può assumere al'interno della battaglia culturale in atto tra due diversi modi di intendere la realtà, ma non possono certo servire, da sole, ad intendere il significato dell’opera pasoliniana. Prima di concludere il discorso bisognerebbe però dire che Pasolini all’interno della sua « contrastata rivolta », non ha saputo fare a meno di quelle componenti intellettualistiche della sua poetica, e in particolare della idea di un « cinema figurativo », che se talvolta aggiungono forza ed efficacia alla narrazione, altre volte riescono ad essere soltanto dei preziosi ed affascinanti richiami culturali, privi comunque della necessaria giustificazione contestuale. Del resto questo intreccio di viscera-lismo e di gusto estetizzante, di raffinate immagini figurative e di descrizioni naturalistiche compiaciute, all’interno di un atteggiamento intellettualistico - viscerale facilmente ritrovabile nelle sue opere poetiche e narrative, è quello che gli ha fatto recentemente scrivere a proposito del Vangelo: « La mescolanza del testo sacro, di violenza mitica e di cultura pratica, quella entro cui Matteo, alfabeta, non poteva non operare, proiettava nella mia immaginazione una doppia serie di mondi figurativi spesso connessi fra loro: quello fisiologico, brutalmente vivente del tempo biblico, come mi era apparso nei viaggi in India o sulle coste arabiche dell’Africa, e quello ricostruito dalla cultura figurativa del Rinascimento da Masaccio ai Manieristi neri » (5). Ma di questo non bisogna stupirsi poiché come egli stesso ebbe a scrivere: « ... la via / della Verità passa anche attraverso i più orrendi / luoghi dell’estetismo, dell’isteria, / del rifacimento folle erudito ». Eclisse dei sentimenti o eclisse della ragione, nell’ ultimo film di Antonioni ? Eclisse dei sentimenti o eclisse della ragione, nell'ultimo film di Antonioni? « Io non credo che in questo film siano trattati gli stessi temi che negli altri miei films precedenti. Ossia i risultati, se così posso dire, raggiunti con gli altri miei films qui sono un po' dati per scontati. In questo senso, che negli altri films io avevo cercato di realizzare rapporti tra individui e individuo e per questo si è parlato di incomunicabilità. In questo qui invece tratto più dei rapporti tra individuo e ambiente e difatti nel film si parla di una nevrosi che è in parte dovuta all’ambiente in cui vive questo personaggio di donna... » (17). Con questo giudizio — una specie di contributo alla lettura del suo ultimo film — Antonioni ha posto una prima serie di questioni che riguardano diretta-mente il senso e il significato di Deserto rosso. Potrà sembrare inutile, per qualcuno, chiedersi se il comportamento di Giuliana sia conseguenza di una causa accidentale che l’ha trasformata da persona « normale » in persona « anormale » scatenando quella nevrosi di cui parla Antonioni, ma poiché una gran parte dei commentatori cinematografici — dai più estemporanei ai più riflessivi — si è impegnata intorno a tale argomento, è da qui che si potrebbe iniziare un discorso sul film. E lo si potrebbe iniziare col dire, anzi- 46