una rassegnata accettazione della propria condizione: « io devo pensare che tutto quello che mi capita è la mia vita... ». E’ evidente che con il Deserto rosso An-tonioni ha allargato il suo discorso sulla incomunicabilità fra individui coinvolgendo nella prospettiva ogni tipo di realtà umana e proponendo la questione di un generale disadattamento sociale. La irriso-lutezza del personaggio, il suo comportamento spesso privo di motivazioni consistenti o immediatamente evidenti, le manifestazioni non sempre necessarie del carattere, sono i termini appunto di un disadattamento che trascende simbolicamente la figura di Giuliana per investire tutta la società. Antonioni è stato abilissimo nel presentare un personaggio che collocandosi tra il normale e il patologico sottolinea in maniera artisticamente valida, cioè non didascalica o esterna, il rilievo che l’ambiente assume nella determinazione di u-na condizione esistenziale. Dunque un allargamento si è in effetti verificato (anche se, probabilmente, esso non comincia soltanto con Deserto rosso)-, dopo aver tentato di definire i rapporti tra individui, Antonioni passa ora a trattare quelli tra individuo e ambiente. Ma la variazione che ne consegue nei confronti dei significati che il discorso propone, 0 ripropone, è del tutto irrilevante salvo quella estensione o allargamento che permette di inglobare nella prospettiva una maggior porzione di realtà. Come tra gli individui infatti anche tra individuo e ambiente, o realtà esterna, nessuna « apertura » reciproca è possibile. Si parlava prima di « determinazione di una condizione esistenziale », da parte dell'ambiente, nei confronti del personaggio, ma è chiaro, ora, che si tratta di una determinazione « non-causale », ma « per-contrapposizione ». Parallelamente al concetto della solitudine dei soggetti tra loro, Antonioni ha sviluppato nel Deserto rosso (già vi aveva accennato negli altri fìlms) 1 consequenziali concetti della solitudine « del soggetto tra gli oggetti » e « degli oggetti per il soggetto ». La vita così come Antonioni la descrive consiste « in questa assenza di rapporti (e quindi di reciproche determinazioni) tra i soggetti e tra soggetto e oggetti: ...la nuda soggettività nella nuda oggettività » (18). Si potrebbe anche dire, portando il discorso alle e-streme conseguenze, che, alla fine, scompare ogni residuo di soggettività e prende l’avvio quel processo di « de-soggettiviz-zazione », o « oggettivazione », o « cosalizzazione », che rappresenta — secondo Paci — « il senso fondamentale, il tema principale » della poetica antonioniana perchè scaturisce proprio dalla analisi di un momento della storia dell’uomo e della civiltà, quello presente, in cui « è così chiaro il processo di riduzione dell’uomo, del soggetto, a cosa »(19). Mentre nell’« Eclisse » questo processo di riduzione era descritto nel suo costituirsi (specialmente nelle inquadrature finali dove appunto i gesti delle persone scompaiono e il vuoto che lasciano viene riempito dalle cose), nel Deserto rosso esso è dato come punto di partenza, come situazione, nella quale i personaggi si trovano immersi e con la quale devono venire a patti. Ma per patteggiare, per resistere alla forza alienante delle cose, è necessario avere almeno un minimo di capacità « contrattuale »: la coscienza della crisi, « la consapevolezza della non significatività sostanziale della volontà, dei sentimenti, della conoscenza ». La incomunicabilità dupplice, delle persone tra loro e della persona con la società si risolve soltanto con un ritorno alla « naturalità », perduta nella « artificialità », e alla « autenticità » perduta nella « alienazione ». Solo così sarà possibile riempire quel vuoto di interiorità di cui la realtà industriale è una proiezione necessariamente priva di valore e di significato. Giuliana è l’unica a rendersi vagamente conto di tutto ciò, ma non potendo ritrovare la perduta autenticità e non volendo d’altra parte integrarsi in una realtà nella quale non si ritrova, sceglie la via del riconoscimento della crisi e della accettazione della sconfitta: « devo pensare che tutto quel che mi capita è la mia vita ». Giuliana è, tra tutti, il personaggio più positivo e la sua positività consiste nel non voler continuare a vivere in un mondo nel quale tutti gli altri sono ormai morti da un pezzo avendo perduto la loro natura di « persone » e trovandosi ridotti a « cose », a elementi del paesaggio. Ma la volontà della donna rimane sempre allo stato potenziale, è qualcosa di formale, non si riempie di contenuti, non 48