Mario Baroni | A PROPOSITO DI • CULTURA MUSICALE A Bologna, durante la stagione dei concerti si rinnova un fenomeno costante: accade sempre che il pubblico trabocchi e cada in preda a deliri di entusiasmo quando suona un grande pianista o un celebre violinista: un po’ meno quando sale sul podio qualche famoso direttore (famoso direttore, che non è come dire ottimo direttore: che sia ottimo non basta); in qualsiasi altro caso accade che il pubblico diserti o che applauda senza delirio: ci si potrebbe accertare di questa idea con dati statistici, ma non è necessario perchè la cosa salta all’occhio con un’evidenza e con una regolarità incredibili. Non è per amore del paradosso se si afferma dunque senza alcun dubbio che per la musica che viene eseguita è minimo l’interesse: massimo per la persona che l’esegue. L’amore per l’esecutore assume in questo caso dimensioni macroscopiche, fra gli amatori di musica, proprio perchè esiguo diviene quello per il contesto musicale: nel migliore dei casi si tratta di un legittimo fenomeno di interesse per l’arte dell’ esecutore, quantunque questo fenomeno sia indizio di qualche cosa che non va, quando assume le dimensioni di cui s’è detto; nel peggiore dei casi si tratta di un volgare « divismo » ben noto anche agli appassionati di altre arti (cinema, teatro) o professioni che con l’arte hanno in comune per lo meno il lato esteriore dell’abilità (gioco del calcio). In entrambi i casi, è chiaro, si è ben lontani dall’attribuire alla musica la sua naturale funzione: ci si appassiona nel sentire quant’è bravo Benedetti Michelan- geli; e ci si diverte in ugual misura nel sentirlo suonare Beethoven, Scarlatti o Debussy: tant’è vero che i commenti dell’intervallo si guardano bene dall’evocare gli spiriti e il messaggio di quei grandi, ma riguardano solo « lui »; ed è anche naturale, che sia così perchè è tanto pacifico ormai e tanto poco nuovo che Beethoven abbia scritto musiche sublimi, che non è il caso di ripeterselo a vicenda: nè i programmi dei concerti sono concepiti (come avviene per certe mostre d’arte) con lo scopo di offrire alla meditazione dei bravi uditori qualche lato inedito della personalità dei suddetti o per proporre loro nuove interpretazioni critiche. * * x Ci sono tuttavia, come s’è detto, sfumature diverse nell’atteggiamento dell’amatore di musica che si appassiona alle esibizioni del grande concertista. E pigliamo il livello più basso: di colui che si pasce dell’ammirazione per il « divo ». Fra questo diletto e quello di chi assiste a uno spettacolo di rivista, a una partita di calcio, a un film giallo, non c’è alcuna differenza qualitativa: chi assiste a un film giallo, per esempio, viene sottoposto a certe sollecitazioni epidermiche (voglio dire nel senso proprio della parola: gli si accappona la pelle); cioè l’avventura alla quale assiste stimola in lui reazioni nervose di pericolo, di erotismo, di aggressività, che egli subisce passivamente, ma che vive con diretta esperienza, che 10 impegnano in questa avventura come se egli vi fosse partecipe. Ciò che si cerca in questo genere di spettacoli è proprio 11 « come se », cioè l’evadere dalla realtà quotidiana: legittimo è dunque il loro 51