I tuoi occhi alimentano la tua mano; può darsi non si fermino mai e la tua mano s’appesantisca d’un seme che germina. Sono i tuoi occhi la fucina e la tua mano una madre, giusta come un'ascia che scinde a mezzo il mondo: da una parte la luce e dall’altro il tempo. Un’ascia che abbatte, non l’albero, ma la foresta — e non è il deserto di un diamante ma tutto un formicaio vibrante di vita — un’ascia che abbatte il presente. Alla finestra di fronte una donna tiene in braccio un bimbo appena nato; come te, essa sorregge l'altra metà del mondo. Tu non lasci alle ombre il loro carattere di ombre, non vuoi limitare la vita, la vita dei tuoi occhi e delle tue mani. La tua bandiera palpita al vento e tu avanzi combattendo. Conosco la tua battaglia, non conosco la tua fatica. Tu sai tutto a memoria e ugualmente sei accessibile, rispettoso e dolce, buono e gentile. Lo sarai fino a quando l’ombra rotoli dai tuoi occhi profondi, credendo d’accampar diritti su di te, mio fiero selvaggio, grande fratello mio. Fino a quando ti sentirai responsabile dei tuoi fratelli e della causa loro. Da te dipende l’avvenire. Giusta è la loro causa e tu sei giusto. La tua opera è una brocca d’acqua che una giovinetta regge sul capo, tenacemente fissata al suo centro di gravità. Essa regola e dispiega movimenti e immobilità, fa allungare il collo, affinare le caviglie, slanciare i seni in alto. All’immenso chiaro della tua opera si esalta la tempesta ed il fremito delle messi. Si ha il mondo dietro e davanti. Così l’opera compiuta resta opera da fare, perchè, come ci si volge, essa ha mutato. Tutto è senza posa da reinventare, ogni cosa da rivedere: il lavoro diventa un divertimento. Il desiderio di conoscere ti trascina fuori di te, tu non ti ripeti mai. Sei — in questo mondo monotono — come un bimbo che cresce e perde ogni giorno il suo cuore di ieri, ogni giorno per una strada sconosciuta. Piccolo caro, che uomo diventerai mai, tu che superi le promesse eterne dei maestri, nel tempo in cui la memoria loro è pianta da schiavi e si piangono gli antichi dolori ormai estenuati? Siamo degli amici modello? Si, se tutti gli uomini devono divenire amici! Ci sarà domani, nel ricettacolo del nostro cuore dove posano le speranze più alimentate, una folla unita intelligente felice: in una parola vittoriosa. Traduzione di Umberto Artioli e Renzo Margonarl 58