La Mostra La mostra, nata a Rimini e passata poi a Firenze e Ferrara, verrà ospitata prossimamente a Reggio Emilia e Venezia. La Spagna non ufficiale è qui. Quella ufficiale l’abbiamo vista alla Biennale. « Ma un titolo di particolare interesse questa rassegna deve avere per noi » scrive Ferruccio Parri, padrino della mostra « e per i nostri uomini di cultura, come scelta rappresentanza di un mondo di artisti che chiede ed ha diritto di essere considerato ed inquadrato in una visuale internazionale ed europea: nella visuale della profonda unità della cultura europea nella lotta per la libertà. La solidarietà con gli artisti di Spagna sia una viva, consapevole testimonianza di particolare solidarietà nella lotta del popolo spagnolo per la sua libertà, sia un utile passo verso il crollo di quei Pirenei di carcerieri che ancora ci dividono dal pieno affratellamento nel cammino comune verso una nuova civiltà ». A queste nobili parole Giulio Carlo Argan, presidente del Comitato Organizzatore, aggiunge nello spiegare le finalità che la rassegna si propone: « Questa mostra d’arte spagnola non ha fini politici né intenzioni polemiche dirette: non, almeno nel senso che il titolo España Libre potrebbe far supporre. L’arte moderna, in Spagna, non è proibita né perseguitata: purché non contenga allusioni politiche troppo appariscenti, la censura non la tocca. La politica artistica del regime è sottile: si serve della libertà come riserva concessa all'arte per far dimenticare, soprattutto all’estero, che nega la libertà politica al popolo. Alcuni artisti si prestano fors’an-che in buona fede, altri si negano a questo calcolo politico. Per questi ultimi che non accettano la libertà come un regalo o una elemosina ma vogliono conquistarla col proprio lavoro d’artisti, è stata fatta la mostra España Libre». Argan intavola poi un problema che andrebbe bene approfondito, e cioè come l’arte spagnola che vive in un clima dittatoriale sia di fatto un’arte libera e come, al contrario, non lo sia quella russa che pure vive in un Paese moderno. Conclude Argan: « Per valutare questo impegno in tutta la sua portata è necessario rendersi conto che l’arte spagnola è europea e mondiale proprio per il problema, il dramma « spagnolo » che ha dentro: né questo quadro d’insieme può aversi se non riunendo le opere di tutti gli artisti che vivono il dramma: di quelli che scontano 59