nelle prigioni di Franco la loro partecipazione alla lotta di liberazione del popolo spagnolo, di quelli che vivono esuli in paesi stranieri, di quelli che, in patria, riscattano giorno per giorno nell’arte, la libertà negata alla loro dignità di uomini». Proprio a queste ultime parole vorremmo riallacciarci per un giudizio di massima sulle presenze degli espositori. Probabilmente Argan non intendeva dare un giudizio di valore, né esprimere alcuna preferenza, ma non possiamo fare a meno di richiederli proprio per quel concetto del dramma spagnolo che dovrebbe essere la matrice comune di questi artisti, e che mette in discussione non solo la loro partecipazione umana a questo dramma, ma anche una partecipazione artistica, se (altrimenti mi si dimostri il contrario) uomo e artista sono la stessa cosa. Il fatto che molti pittori astrattisti partecipino attivamente alla lotta di liberazione non significa che siano stimabili come pittori più di quanto non lo siano come uomini d'onore. Non vorrei, con questo, aprire una pregiudiziale sulla valutazione delle opere presenti ma nel contempo non è possibile tacere che la maggior parte dei « figurativi impegnati » è da reperire tra gli artisti in esilio mentre quasi tutti o tutti gli esponenti astrattisti sono tra gli artisti che vivono in patria. E’ evidente che ad essere tollerata è la pittura impegnata nello sperimentalismo piuttosto di quella il cui messaggio protestatario giunge più facilmente a larghi strati di osservatori. Volendo parti-colareggiare si potrebbe affermare, benché vi sia rischio di risultare tendenziosi, che le opere astratte presenti alla rassegna sono in generale di scarso livello qualitativo e che le altre, oltre ad essere più accettabili su questo piano, sono assai «più spagnole». Sono spagnoli — voglio dire — coloro che partecipano più intensamente a tale dramma, mentre gli altri tendono a porsi su un piano internazionale di ricerca e di gusto, cosa che può certamente costituire una protesta, ma assai generica e comunque meno fastidiosa per il regime e, in definitiva, non sostanziale. I due estremi di questa protesta possono configurarsi, quando si escluda Picasso, nell’opera di Rafael Sol-bes col suo « Ascenso de un personaje » nel quale in un polittico composto di sei scomparti si racconta la vita di un personaggio tipo della Spagna franchista dalla sua nascita alla sua integrazione col regime, sino al raggiungimento di una posizione privilegiata, alla morte banale; e nelle ricerche dell’Equipo 57 de Cordoba che si allineano con lo sperimentalismo delle ultime ghestaltoteorie, — perchè negarlo — in una tardiva conferma, o riscoperta del costruttivismo russo teorizzato agli inizi del secolo e soffocato poi dal prevalere della linea zdanoviana su quella trotzkista. Ed è proprio questo aggiornamento contingentale, « per non 60