restare isolati », che rende le manifestazioni dell’Equipo de Cordoba decisamente provinciali mentre chi non teme di affondare le proprie radici nella cultura e nel costume popolare della Spagna raggiunge una sintesi di linguaggio ed una decisa personale grafia anche ricollegandosi, come fa Ortega, alla esegesi Picassiana. Ma non facciamo di ogni erba un fascio: vi sono tipicità anche nella ricerca di alcuni artisti che non rientrano in un’area figurativa, come Tapiés e Calvo. Il merito principale della mostra è costituito dall’allestimento di una mostra di numerose opere di Picasso: una occasione unica per le città che ospiteranno ed hanno ospitato la mostra. Un fatto importante anche è costituito dalle due retrospettive di Oscar Dominguez, un personaggio notevole nella storia del surrealismo, e di Julio Gonzales del quale sono esposti disegni e studi che sono ottimo complemento alla mostra di sculture allestita dai francesi alla Biennale veneziana. Una delle personalità più interessanti è certamente Eduardo Arroyo del quale, malgrado l’evidente parentela che lo lega a tutti coloro che sono stati influenzati da Bacon, possiamo sottolineare l’ironica aderenza allo spirito anarcoide e smitizzante della sua terra. Ne fanno fede il sarcastico « Doppio ritratto di Bocane-gra » e « 25 anni di pace »: un polittico piuttosto violento di aperta accusa al regime franchista e all’ingerenza statuni- tense. Xavier più di Antonio Bueno ci sembra legato alle peculiari etniche della sua terra e ci sembra che stia aggiornando il suo linguaggio che pure rimane nei limiti di un decadente romanticismo. In queste ultime opere c’è un tentativo, più serio di quanto non appaia, di fondere il linguaggio di certa pittura spagnola informale con quella tradizionale figurativa. La personalità di Rafael Canogar era già fuori discussione sin dalla sua prima mostra che lo rivelò, come uno degli « informali » di sicura attendibilità, ma è sorprendente l’impennata di ricupero figurativo testificato dalle grandi tele realizzate di recente. In esse il pittore si inserisce vivacemente nelle ultime ricerche, e non ci sembra del tutto gratuito accomunare queste opere agli ultimi risultati ai quali era pervenuto il nostro compianto Romagnoni. La mostra dell’Equipo de Cordoba, della quale abbiamo già parlato, comprende opere di Juan Cuenca, Angel Duart, Josè Duarte, Agustin Ibarrola, Juan Serrano. Spontaneamente si paragona la « scelta » fatta da questi artisti a quella del Grupo De Estampa Popular. Una scelta ben diversa e, diciamolo, più confacente alla realtà storico-sociale della Spagna franchista, ammenocchè non si voglia considerare lo slancio europeistico dell’Equipo de Cordoba come una manifestazione estetizzante e quindi avulsa da- 61