gli interessi di protesta: il che aggraverebbe il giudizio. Arte reazionaria ci sembra, infatti, quella che non sente la necessità o rifiuta di legarsi alla sofferenza del popolo e non dà un giudizio di condanna per lo stato di avvilimento nel quale vive lo spagnolo, per inseguire chimere di vani aggiornamenti ghestal-tici, vane congiunture tra arte e tecnica che sono il più lontano problema della cultura spagnola moderna. Il Grupo de Estampa Popular è all’opposto e, a costo di rinunce, intende aprire un diretto colloquio, e partecipare direttamente alle sofferenze del popolo e non si chiude in torri eburnee, ricollegandosi alla grande tradizione della xilografia messicana. Il Grupo Estampa Popular è composto da Adan, Francisco Alvarez, Manuel Calvo, Manolo Cortyio, Cristobai Maria Dopena, José Duarte, Garrido, Agustín Ibarrola, Arturo Martínez, Mesa, Juan Luis Montero, José Ortega, Manuel Ortiz Valiente, Ricardo Zamorano. Di José Ortega abbiamo già parlato ma ci sembra di dover sottolineare la sua attenzione per una problematica derivante dalle esperienze del Picasso di « Guernica » e di averne intesa la lezione in maniera più completa di quanto non risulti per la miriade di seguaci. L’opera di Ortega è una riconferma che « Guernica » è stata e rimane l’opera più « aperta » del secolo e, nel contempo, la più europea e la più spagnola. Della mo-nocromaticità delle opere di Ortega (e bisogna ricollegarsi in questo anche alle opere di Modesto Roldan con i suoi neri merletti muliebri e del già citato Rafael Solbes) potremmo dire, con buone probabilità per la nostra ipotesi, che anche « Guernica » è monocroma e il bianco-nero ha un valore particolare nei films di Berlanga e di Buñuel. Il nero soprattutto ha un grande valore espressivo nell’arte spagnola: è il toro, la menzogna, il peccato. E’ macabro, è malato, è violento. Ortega non ha sottovalutato questo aspetto che alcuni in « Guernica » hanno ritenuto del tutto casuale, o interpretato in chiave espressionistica, o come pura soluzione di gusto. E il suo grande lavoro « Contadini »: certo uno studio semasiologico di « Guernica » ne porta innanzi il discorso, lo proietta nel futuro. Julián Pacheco riproduce i muri nei quali le scritte « Se prohíbe hacer aguas » e « Se prohibe jugar a la pelota » vengono irrise da scritte sarcastiche, gratuite o scurrili. La loro portata è documentaristica, particolare, ma contengono un valore testamentario da non sottovalutare, che raggiunge una nota drammatica in: « Profecía: restauration manarquica » dove una somma degli anni dal 1939 fino al 1964 ha come risultato: uguale « zero libertad », e sotto è raffigurato, nella incerta grafia dei bimbi, un asino con la scritta « burro » come un giudizio per coloro che accettano questo risultato. La pop-art di Antonio Ximenes non si differenzia punto da quella internazionale. E’ già stato detto come la « pop » sia una espressione che ha il suo humus naturale in America. Non crediamo quindi alle opere di Ximenes come non crediamo a quelle dei molti imitatori in perenne ritardo. Ricardo Zamorano, Antonio Saura, Javier Clavo, Antonio Clavé hanno ascoltato meno superficialmente di altri la voce di Picasso: da loro ci si può attendere lo sviluppo di una pittura di rilievo etnico che inserisca la pittura veramente spagnola, per la quale la soluzione non sembra molto lontana, nel contesto di un’arte europea che conservi i caratteri della terra che vi da origine, che parli degli uomini e delle situazioni socio - storico-politiche dalle quali trae le ragioni di esistenza, e non sia il provinciale tributo di esperienze particolari, che divengono aspetti di costume unicamente per la sagacia e le capacità organizzative di certi mercanti e di certi critici. España libre indica quale sia il significato delle parole di Josè Maria Moreno Galvan: « Desde el momento en que la palabra "deber” es pronunciada, se sobrentiende que el destino de lo que ella viene a consagrar es colectivo. Es decir, desde el momento en que el hombre tiene el deber de ser libre, esa exigencia està determinada no tanto por propria persona cuanto por la societad a la que pertenece. Ser libre quiere decir entonces sentirse responsable, como miembro que se es de una societad, de libertad, es decir, como una responsabilitad; como un dato simple en el conjunto colectivo de una totalidad de datos ». RENZO MARGONARI 62