Maurice Leroy Lo strutturalismo a cura di Gino Baratta Serve da introduzione all'opera di Maurice Leroy (1) un breve schizzo storico delle teorie linguistiche dall’antichità fino al XIX sec.; un discorso che inizia dagli Indiani e procede ai Greci ed ai Latini per giungere attraverso il Medio Evo e il Ri-nascimento sino a quelli che l'autore chiama i precursori del sec. XVI. Leroy fissa prevalentemente l’attenzione sul fatto che per i Greci il problema era di sapere se il linguaggio fosse stato creato dalla natura o in seguito ad una convenzione, sottolineando come per i Greci l’interesse linguistico si rivolgesse essenzialmente al piano estetico ed a quello filosofico. Vengono inoltre rilevate nel Cratilo di Platone posizioni che sono ancora della linguistica contemporanea, come per es. il rapporto tra significante e significato, l’arbitrarietà del segno, il valore sociale del linguaggio. Un ampliamento di visione è rappresentato dalla riflessione aristotelica intorno alla costituzione della grammatica. Il filosofo greco tenta infatti una analisi precisa della struttura linguistica, che gli permette di formulare una teoria della frase, la distinzione fra le parti del discorso, la proposta di una enumerazione delle categorie grammaticali. I Latini sono per lo più rimasti entro questo terreno di interpretazioni, così come avvenne per il Medio Evo, che si è invischiato nella disputa tra realismo e nominalismo. Unica eccezione — secondo il Leroy — Dante, le cui teorìe non di meno « rimasero isolate e senza eco ». Un fermento nuovo nell’ambito degli studi di linguistica si ha solo con la Riforma e la traduzione dei testi sacri in numerosi dialetti. A tutto ciò vanno ag- giunte la questione della lingua e la compilazione di vocabolari poliglotti, sulla base della classificazione geografica delle varie lingue. Una ulteriore eccezione che si presenta nella storia delle teorie linguistiche prima del secolo XIX è costituita da G. Vico, di cui il Leroy riassume il pensiero, insistendo soprattutto sulla teoria dei corsi e dei ricorsi. Con il sec. XVII inizia l’indagine del rapporto tra sanscritto, greco, latino e ci si avvia al concetto della parentela delle lingue che porta la linguistica ad un indirizzo razionale dell’indagine. Nel sec. XIX con la grammatica comparata delle lingue indoeuropee di F. Bopp, con l’introduzione della nozione di prospettiva storica da parte di J. Grimm, con la polemica tra filologi e linguistici e con la speranza di Bopp di ricreare la lingua preariana originale, si giunge alle teorie dello Schleicher: botanico per formazione, per tutta la vita Schleicher fu influenzato dalle scienze naturali e attratto dagli schemi di Linneo, perciò introduce in linguistica la considerazione delle lingue come organismi naturali; cerca inoltre di determinare i rapporti che uniscono le varie lingue della famiglia indoeuropea, proponendo di classificare le lingue del mondo in isolanti — agglutinanti — flessive. Il Leroy, dopo aver messo in rilievo le contraddizioni in cui Schleicher incorre (2), passa all’esame dell’origine del linguaggio. La questione è « di dare una soluzione a tale insolubile problema » : la discussione del Leroy permette di verificare le situazioni a cui tale esigenza oggi è pervenuta e conclude : « A questo punto è necessario riconoscere che si trat- tò