dono piena giustizia alla lingua studiata »(10). In una corrente di pensiero simile a quella che ha ispirato Brondal, il linguista francese G. Guillaume si è segnalato con acuti studi sulla categoria del verbo, così come sul problema dell'articolo nella lingua francese; richiamandosi espressamente airinsegnamento sossuriano (11), ha tentato di creare ciò che egli chiama la psico-sistematica, parte nuova della linguistica che sarebbe riservata agli studiosi dei sistemi. Benché ritenesse che la sua dottrina fosse rigidamente ortodossa, nella linea di Meillet, Guillaume energicamente polemizzava con la linguistica tradizionale positiva, che volendo cogliere da troppo vicino il reale, « si impedisce ipso facto di coglierlo tutto intero, in quanto il reale si estende molto al di là di ciò che cade sotto la visuale della osservazione diretta »; la psico-sistematica studia in effetti delle integrazioni di serie di morfemi; ora, se i morfemi si possono studiare nella prassi del discorso, non è la stessa cosa per i sistemi a cui si arriva solo con una operazione del pensiero che nasce dal campo dei fatti direttamente constatabili; in realtà i sistemi non hanno significanti, o almeno dei significanti che li rappresentino nella loro interezza: cioè essi restano al di fuori dell’osservazione diretta e non possono essere colti, secondo i termini propri dell’autore, che attraverso una connessione « dell’osservazione precisa del concreto e della riflessione astratta profonda »; da cui il fatto paradossale che un libro dedicato dall’autore allo studio di forme grammaticali greche e latine (si trattava della formazione dell’immagine-tempo nelle lingue classiche) si presentava come una esposizione senza esempi, « in quanto il fenomeno che descrive era nel pensiero un fenomeno antecedente alla formazione di ogni esempio » (12). Si trove- rà una continuazione fedele dell’opera di Guillaume (morto nel 1960) nei lavori di R. Valin(13) che, pure, impugna di falso la concezione « abusivamente positivista » della linguistica classica e ricorre a un linguaggio logico-geometrico (trascrizione dalle operazioni del pensiero in schemi figurativi) per esporre le sottili posizioni della « psicomeccanica ». Ma la teoria strutturalista più vigorosa, la più dettagliata, quella che ha avuto l'eco maggiore nonostante le riserve suscitate, è certamente la glossematica del linguista danese L. Hjelmslev; se il termine risale al 1936, la teoria, tracciata dal 1928 e approfondita con numerosi lavori particolari (14), non è stata ancora oggetto di una esposizione d'insieme completa (15). La scelta stessa di questo termine nuovo mostra che l’autore, costruendo la sua teoria, ha voluto in qualche modo fare tabula rasa delle speculazioni preesistenti, eccetto, ben inteso, quelle di Saussure; la glossematica, che tende a sottrarre la scienza linguistica ad ogni apprezzamento soggettivo, si sforza di stabilire una specie di algebra del linguaggio, cioè un complesso di definizioni che formerebbe un sistema capace di servire da modello alla descrizione di idiomi particolari. Hjelmslev, considerando la lingua come una totalità autosufficiente e avente una struttura sui generis, insiste soprattutto sulla distinzione sossuriana: « la lingua è una forma e non una sostanza »(16); egli precisa «la forma linguistica è indipendente dalla sostanza in cui si manifesta. La forma non può essere definita e riconosciuta che ponendosi sul terreno della funzione » (17); in altre parole, la sostanza, finché non è stata strut-turalizzata resta una massa amorfa, una nebulosa, avrebbe detto Saussure (18). Quanto alla struttura di una lingua, Hjelmslev la definisce come un « comples- UNIONE EDITORIALE S. p. A. - ROMA AGENTE DI MANTOVA: ARTURO SETTI Via Bellalancia, 2 - Tel. 23.641 Organizzazione specializzata per vendite rateali PRINCIPALI EDITORI: ISTITUTO COLLABORAZIONE CULTURALE - LATERZA - SANSONI - CASINI DALL' OGLIO - SALANI PRINCIPATO - SADEA - DELIA VOLPE - LE MASCHERE - RONZON EIAS - MEDITERRANEE - NAGHEL - ISTITUTO D' ARCO - NUOVA ACCADEMIA 67