tiforme che è il linguaggio e rischia di divenire un concettualismo formalistico i-solato nel campo della speculazione intellettuale; non senza ragione si è potuto rimproverare agli strutturalisti di muoversi troppo spesso nella stratosfera senza preoccuparsi delle realtà concrete che sono la sostanza stessa della nostra scienza (26). Si giunge così a questa paradossale constatazione che teorie linguistiche, elaborate inizialmente in uno spirito sociologico e in considerazione dei rapporti stretti che uniscono il linguaggio alla società, hanno portato certi ricercatori a uno stadio singolarmente lontano dalla concezione iniziale. Saussure infatti senza alcun dubbio era stato toccato dallo spirito sociologico. « Tutte le direzioni della sua dottrina riportano in effetti verso la considerazione del linguaggio come un fatto sociale... Dalla lettura del suo libro si trae la profonda impressione che la linguistica è essenzialmente una scienza sociologica ». Indubbiamente il punto di vista psicologico segue profondamente il pensiero sossuriano, ma questo giudizio sull’indirizzo sociologico del Corso, giudizio steso nel 1921 da J. Vendryes (27), rimane essenzialmente valido. Ora è quasi impossibile, ci sembra, immaginare teorie più lontane dai dati reali sociali che le speculazioni puramente astratte — noi pensiamo, è chiaro, alle posizioni più e-streme sostenute in questo ambito — di cui si compiacciono certi esaltatori delle dottrine strutturalistiche. Questa tendenza a un certo dottrinarismo non è appannaggio solo della linguistica, tant’è vero che lo spirito del sistema s’insinua in tutti gli àmbiti della scienza. Noi lo ritroviamo non solo nelle discipline a quella connesse, la filologia, la storia, l’archeologia, la storia delle religioni, ecc., ma anche in altre che inizialmente fondate sulla sperimentazione, sembrerebbero, a prima vista, meno soggette a tale forzatura. E’ così che il sistematismo di un Cuvier ha dominato tutta la zoologia francese dall’inizio del XIX secolo malgrado le aspre critiche di chiaroveggenti spiriti come Geoffroy - Saint -Hilaire; si è giustamente notato a questo proposito: che la scolastica « riprenda vigore ogni volta che una scuola scientifica tenta di imporre le sue teorie in forza di una logica formale piuttosto che in forza deU’esperienza sensibile, è la prova che il concettualismo resta un motore dei più umanamente validi del pensiero, e che l’uomo di scienza deve fare costantemente lo sforzo per mantenerlo al suo posto » (28). Tuttavia, se la sistemazione esaltata da alcuni strutturalisti può sembrare eccessiva, è giusto riconoscere che una sistemazione era necessaria, cioè indispensabile e non deve stupire che tali correnti di pensiero si siano fatte luce nei nostri studi. La complessità e l’immensità di una materia così ricca, così sfuggente come il linguaggio umano, avevano provocato la fioritura di un numero considerevole di ricerche su punti particolari e frammentari, ma questi lavori che mettevano in chiaro l'ampiezza delle ricerche da condurre e degli àmbiti da esplorare, si compivano nella diversità e nella dispersione e troppo spesso testimoniavano una singolare indigenza sul terreno delle idee generali. Da qui, si comprende come nella speranza di facilitare il lavoro ai ricercatori proponendo loro alcune linee direttrici, alcuni teorici abbiano ceduto al bisogno impellente di fare, in modo talvolta prematuro, la sintesi dei molteplici aspetti del linguaggio, di far luce là dove sembrava regnare la confusione e siano stati portati così a riallacciarsi a concezioni di tipo metafisico o ancora a mutuare, per descrivere con più rigore l’oggetto della loro scienza, i procedimenti della logica simbolica; la psicosistematica di Guillaume entrava in tale direzione, ma si è visto che l’autore s’appoggiava su un fondo solido di conoscenze precise dei fatti linguistici. Linguisti americani, al contrario, sono rimasti più lontani da ciò, ma si sono spinti questa volta a speculazioni che restano tagliate fuori dalla realtà; citiamo per esempio Z. S. Harris il cui metodo d’analisi è una costruzione logico-matematica senza fondamento stabile (29); egli restringe volontariamente le sue ricerche alle questioni di distribuzione, cioè alla libertà di occorrenza delle parti dell’enunciato, le une in rapporto alle altre, e lo fa successivamente per gli elementi fonici e per gli elementi morfologici, eliminando dunque il significato delle parole come l’avevano fatto prima B. Bloch e 69