G. Trager (30); allora dinnanzi a questo procedimento puramente meccanico — solo il criterio di distribuzione è considerato come pertinente — che cosa divengono le varianti espressive, stilistiche e altre che sono di importanza primaria nella comunicazione fra gli esseri umani? Il metodo è tanto poco convincente che i fatti filologici a cui si riporta Harris non sembrano sempre certi e danno l'impressione che l’autore li adatti alle pieghe del suo ragionamento (31). Il metodo è d'altra parte condannato dal fatto che Harris e i suoi colleghi che lo usano, applicandolo a campi diversi ma in un àmbito tanto bene conosciuto e studiato come l'inglese contemporaneo, pervengono a risultati divergenti e mutano essi stessi le loro conclusioni da una esperienza all’altra! (32). La statistica e il calcolo delle probabilità hanno evidentemente giocato un ruolo di primo piano in questa formulazione matematica della descrizione linguistica (33), e N. Schomsky, come è noto, ha proceduto, nel senso di una formalizzazione dei livelli linguistici — secondo i metodi della logica formale — a un’analisi assai approfondita della struttura grammaticale (34). Alcuni di tali studi si sono rivelati preziosi per l’insegnamento pratico delle lingue; essi sono alla base della linguistica applicata, fra le cui realizzazioni più spettacolari, ottenute grazie alla collaborazione dei linguisti con i matematici e i tecnici, è certamente la messa a punto della traduzione automatica — soprattutto in Russia e nei paesi anglosassoni, ma ancora molto imperfetta che finora si limita alle lingue tecniche •—. Purtroppo l’impiego di questi metodi matematici, di cui nessuno negherà la legittimità e l’utilità, una volta ancora inganna sulla vera natura della linguistica; il Language di J. Whatmough, libro assai vivo e originale, che curiosamente mescola reminiscenze umanistiche a una ammirazione scoperta per le conquiste della tecnica scientifica come le calcolatrici e-lettroniche (35), vuol mostrare, sembra, che la linguistica è da annoverarsi fra le scienze della natura e vediamo come B. Mandelbrot, a conclusione di un articolo -programma (del resto assai ben fatto), sulle possibilità d'applicare allo studio del linguaggio i concetti della teoria del- la comunicazione, esprima la speranza di veder prossimo il giorno « in cui lo studio della lingua passerà definitivamente la barriera fittizia che finora l’ha separata dalle scienze esatte »; il vecchio mito schleicheriano non è dunque morto! (36). Si è andati ancor più lontano: questa statistica linguistica il cui campo d’azione era anzitutto la descrizione sincronica delle lingue — e anche in questo àmbito le oscillazioni sono considerevoli e i risultati sottoposti a troppi fattori soggettivi (37) — è stata estesa alla diacronia; la glottocronologia iniziata principalmente da Morris Swadesh (38) e ribattezzata in seguito lessicostatistica, ambisce di calcolare dopo l’esame del lessico (la sostituzione di significanti da parte di altri nel corso storico avverrebbe secondo un ritmo costante che si traduce con una certa percentuale per un periodo di mille anni) la data di separazione di due o più lingue imparentate fra loro; questo metodo, concepito, per la verità, per lo studio o la classificazione delle lingue amerinde cioè di lingue senza storia, si rivela assolutamente falso quando lo si applichi a lingue storiche, come le romanze; si ottengono in effetti in questo caso risultati inaccettabili e in palese contraddizione con i fatti (39). Tuttavia, la preoccupazione di non lasciarsi invescare in sterili giochi di un intellettualismo gratuito, ha provocato, presso i linguisti che aderiscono alla corrente strutturalista, salutari reazioni; si è più sopra detto come Martinet, grazie al realismo di cui ha impregnato la fonologia diacronica, abbia felicemente gettato un ponte tra la grammatica comparata tradizionale e le concezioni nuove ed è bene ripetere con lui che « è tempo che i linguisti prendano coscienza dell’autonomia della loro disciplina e si liberino del complesso di inferiorità che li spinge a riferire ciascuno dei loro modi di procedimento a qualche grande principio filo-lofico; ciò che porta a confondere i contorni della realtà invece di precisarli ». — Gli Éléments de linguistique générale che ha pubblicato recentemente, insistono giustamente sulla necessità di collegare la speculazione pura con l’esame profondo dei dati in modo da stabilire un equilibrio — « più realismo e meno formalismo » — tra la teoria e la pratica. 70