E’ tuttavia giusto insistere anche sul fatto che Hjelmslev, ponendo l’accento sulla funzione, ha ben indicato ciò che di più fecondo c’era nelle sue ricerche; fin dal 1929 d’altra parte, H. Frei aveva parlato di linguistica funzionale opponendola alla linguistica storica così come alla grammatica normativa, e molti, anzi, preferiscono l’uso di questa espressione. Er. Buyssens, in un lavoro diretto ad integrare la linguistica alla semiologia, così come l’aveva concepita Saussure, e nel quale ritiene che tale terminologia « indichi perfettamente il punto di vista della linguistica cosiddetta strutturale », sottolinea che in questa come in tutte le scienze, l’idea di funzione è idea fonda-mentale e, di conseguenza, egli studia il discorso come « la parte funzionale della parola »; si tratta, cioè, di « funzione » nel senso ampio di « modo di impiegare gli elementi linguistici ». Così intendono Martinet, per il quale la fonologia è essenzialmente una disciplina funzionale (45) e il linguista americano L. Bloomfield che non è fuori luogo citare qui, benché non si rifaccia esclusivamente a Saussure e i suoi discepoli arrivino fino a negare una tale influenza (46); il suo Language, di cui si riparlerà, pur restando fedele alle concezioni positiviste di tipo neogrammaticale, insiste, nel campo della descrizione statica — il solo a cui si interessi — sulla importanza delle funzioni. Si vede dunque che gli indirizzi volti alla conoscenza della struttura linguistica sono vari e che l’etichetta strutturalismo, oggi d’uso corrente, in realtà raccoglie, in Europa e nel Nuovo Mondo, tendenze che talvolta divergono profondamente (47); il fatto è, che, come ha detto Benveniste, « struttura è uno dei termini essenziali della linguistica moderna, imo di quei termini che hanno ancora un valore programmatico (48), sebbene i ricercatori usino la parola in accezioni diverse (infatti, o rappresenta un sistema che analizza la disposizione di un tutto in parti fra loro solidali; o rappresenta la sistemazione in un tutto organizzato degli elementi della sostanza concreta) e ne traggano, sul piano metodologico, conclusioni ugualmente diverse: da una parte gli strutturalisti europei, e principalmente i glossematici, considerano la forma come essenziale e come la sola pertinente il punto di vista linguistico, di modo che la sostanza si spiega in rapporto a quella e secondo un metodo deduttivo; dall’altra, gli strutturalisti americani analizzano gli elementi della sostanza concreta e, definendoli in rapporto al tutto in cui essi si organizzano, cercano di scoprire la struttura con un metodo induttivo. Comunque, è innegabile che, dopo gli anni '40, lo strutturalismo (o funzionalismo) si è maggiormente imposto all'attenzione dei linguisti ed è divenuto, si voglia o no, il motivo propulsore della nostra scienza. Lo strutturalismo, che è piuttosto esigenza di meditare i problemi che lotta contro la linguistica tradizionale, come talvolta lo si definisce semplicisticamente, è all’avanguardia della linguistica attuale e non c’è motivo di dolersene; lo strutturalismo ha potentemente contribuito ad infondere negli specialisti il gusto delle idee generali ed a mostrare loro l’utilità e la necessità di visioni teoriche come guide alla ricerca. La considerazione dei fatti secondo un’angolazione strettamente sincronica ha permesso « di affrancare i fatti linguistici mediante l’astrazione dai bisogni mutevoli dell’uomo, che, in ogni istante, richiedono un adattamento dello strumento linguistico (49); l'attenzione rivolta anzitutto al sistema ha ovviato alla dispersione degli sforzi a cui avevano portato la cura eccessiva del particolare e lo scrupolo altrettanto eccessivo di fronte all’approfondimento dei dati di base, cosicché la frattura tra tradizionalisti e strutturalisti a poco a poco si salda. Lo strutturalismo ha inoltre procurato il rinnovamento della semantica e, forse, permetterà alla tipologia di assumere un nuovo punto di partenza. Se si sono avuti, se si hanno degli eccessi di rigore logico, che fanno nascere il pericolo di un nuovo dottrinarismo, si riconoscerà pure che alcune visioni teoriche, almeno a titolo di ipotesi di lavoro, si dimostrano feconde e anche indispensabili. Avviene infatti nella liguistica ciò che avviene nelle scienze dell’uomo in generale: i fondamenti possono essere scoperti, i diversi fenomeni possono essere analizzati con profitto solo secondo le linee di un pensiero conduttore, ma, se non si vuole cadere neU’apriori e nell’ar-bitrario, il metodo deve incessantemente 71