essere controllato ed eventualmente rive- dal vivificante apporto dell’esperienza e duto in funzione dei dati tangibili forniti dell’osservazione dei fatti. NOTE (1) Durkheim, applicando questo principio alla sociologia, aveva dedotto la esistenza della «coscienza collettiva»; confronta per es. R. Aron, La sociologie, in Les Sciences Sociales en France - Enseignement et Recherches (Paris, 1937), pp. 13-48. (2) Cfr. per es. La phonologie actuelle, in Journal de Psycologie, t. XXX (1933), pp. 227-246. (3) Cours de linguistique générale, Lou-sanne - Paris, 1916, p. 125. In realtà, ciò che è modificato è l’insieme delle forze e non, come ha fatto notare Er. Buyssens, il sistema stesso poiché ogni elemento mantiene il suo valore. (4) St. Ullmann, Précis de sémantique française, II ed. (Berne, 1959), p. 26. (5) Viggo Brondal, Essais de linguistique générale (Copenhague, 1943), p. X. (6) L’inclusione dell'imperativo nel gruppo dei modi indica bene, secondo noi, il carattere forzato dell’ operazione ; noi consideriamo in eifetti l’imperativo a parte, come una forma del linguaggio affettivo o espressivo che rimane fuori dal gioco normale dei termini della categoria modale, così come il vocativo non fa parte del sistema casuale della flessione nominale (così come mostra, sul piano genetico, la forma stessa — tema puro — dell’uno e dell’altro). (7) Fr. Mikus, Quelle est en fin de compte la structure - type du langage?, in Lingua, t. Ili (1953), pp. 340-370; En marge du Sixième Congres International des Linguistes (a proposito della sintagmatica), in Miscelánea Homenaje a André Martinet, t. I (La Laguna, 1957), pp. 159-221. (8) R. Jakobson, Gunnar Fant e Morris Halle, Preliminaries to Speech Ana-lysis - The distinctive features and their correlates, Cambridge Mass., 1952; R. Jakobson - M. Halle, Fundamentáis of Language, La Haye, 1956. (9) Vedi la critica costruttiva di Martinet, Economie des changements phonétique, pp. 73-77. (10) Ibid., pp. 125-126. (11) Cfr. per es. Gustave Guillaume, La langue est-elle on n’est-elle pas un système? (Québec, 1952), p. 4. (12) G. Guillaume, L'architectonique du temps dans les langues classiques (Copenhague, 1945), particolarmente alle pp. 11, 15, 17 e 65, n. 1. (13) Roch Valin, Petite introduction à la psychomécanique du langage, (Québec, 1954). (14) Vedi infine L. Hjelmslev, Essais linguistiques, Copenhague, 1959 (= Travaux du Cercle linguistique de Copenhague, t. XII), raccolta di quin- dici articoli scelti fra quelli che riflettono il meglio del pensiero dell'autore e la sua evoluzione in materia di linguistica generale. (15) Della serie Outline of Glossematics. A Study in the Methodology of the Humanities with Special Reference to Linguistics che, dovuta alla collabo-razione di L. Hjelmslev e di H. J. Uldall (ma quest’ultimo è morto prematuramente), era destinato ad e-sporre i fondamenti e le applicazioni della nuova disciplina, è comparso solo il volume I redatto da Uldall (eccetto la prefazione stesa da Hjelmslev): General Theory (= Travaux du Cercle Linguistique de Copenhague, t. X). Ci si rifarà meglio allo studio della glossematica rivolgendosi da una parte al volume di B. Siertsema, A Study of glossematics. Critical Survey of its Fundamental Concepts (La Haye, 1955), e dall’altra al rapporto (con bibliografia) di H. Spang - Hanssen, Glossematics, che compare alle pp. 128-164 del volume Trends in European and American Linguistics, 1930-1960 (cfr. p. VII, n. 3). (16) Cours, p. 169. (17) Bulletin du Cercle Linguistique de Copenhague, t. IV (1939), pp. 3-4. (18) V. p. 114 del testo originale. (19) La notion de rection, in Acta Linguistica, t. I, (1939), p. 11 (= Essais linguistiques, t. 140). (20) Actes du huitième Congrès International des Linguistes (Oslo, 1958), p. 641. (21) Su questo rapporto tra lingua e logica, cfr. Leo Apostel, Logique et langage considérés du point de vue de la précorrection des erreurs, in L. Apostel, B. Mandelbrot e A. Morf, Logique, langage et théorie de l’information (Paris, 1957), pp. 135-151. (22) Non si tratta dunque di - parole vuote e di - parole piene - nel senso in cui le intendono i grammatici cinesi. (23) L'architectonique du temps (cfr. p. 94, n. 1), p. 17. (24) Cfr. per es. Einar Haugen, Directions in modem Linguistics in Language, t. XXVII (1951), pp. 221-222; J.B. Carroll, The Study of Language - A survey of linguistics and related disciplines in America (Cambridge Mass., 1953), p. 29. In linguistica applicata, metalinguistica si dice della formulazione dei quadri grammaticali (delle lingue naturali o artificiali) in vista della loro utilizzazione per le macchine traduttrici; si vede dunque che anche qui ci si pone ad un livello di astrazione tale che ogni contatto con il concreto è smarrito. 72