cevo due vite, tutt’e due menzognere: pubblicamente, ero un impostore: il famoso nipote del celebre Charles Schweitzer; da solo m'impantanavo in una musoneria immaginaria. Correggevo la mia falsa gloria con un falso "in incognito" » (pag. 94). C’è tuttavia un certo modo di rapportarsi agli altri che il giovane Sartre ha intravisto ma non capito, mancandolo, ed è quello del rapporto da pari a pari. L’insuccesso nella prova scolastica, suo primo confronto con gli uguali attraverso le loro regole, e le sue apparizioni al parco del Lussemburgo dove i coetanei gli rifiutano ogni interesse, sono esperienze di cui non ha tenuto conto; respinto ha preferito rientrare nel mondo degli adulti e del leggere. « Avevo perso, senza badarci, l’occasione di diventare vero » (pag. 56). Una forma definitiva quell’atteggiamento di ricerca di una necessità per il proprio essere riceverà dalla scoperta della parola che si scrive e dal rapporto di questa con chi la pronuncia. Lo scrittore è bensì atteso e salvatore, ha un mandato ed è valorizzato dall’aspettativa di chi ne riceverà le parole; ma in più, attinge con la sua opera una consistenza che non gli viene soltanto dalla coscienza altrui, ma dalla sua opera in se stessa. Scrivere è porre un in-sè, fissare il niente della coscienza in realtà. L’in-sè stabile senza nientificazione interna del libro, è la salvezza dell’autore che vi si fissa. « Scoprii che il Donatore, nelle Belle Lettere, può mutarsi nel suo proprio Dono, cioè in un puro oggetto... Rinasco, divento alla fine un uomo intero... che si afferma con la perentoria inerzia della materia » (pagg. 135-6). L’indicazione della parola come assoluto è il punto d’arrivo dell’opera la quale non manca di aggiungere che questa meta non è da ritenersi definitiva per l’Autore, nella cui posizione attuale il potere giustificante della parola è scomparso per lasciare il posto alla pura condizione di contingenza questionante degli inizi. Questo il senso immediato del testo: una vicenda di schemi che si sostituiscono nella funzione di dare un senso immediato alla vissuta contingenza originaria; il quale è aperto a più letture. La prima è quella di chi vi ritrovi l’esistente di cui parla l’opera maggiore del primo Sartre. E’ indubbio che la concezione della co- scienza, della libertà, dell’in-sè, della reciprocità che sono dell’Essere e il Nulla sono il sistema della sua infanzia e che questo rapporto di continuità ed esplici-tazione che vige tra tale recupero dell’in-fanzia e sistema può costituire un’attraente stimolazione a riprendere il sistema ed a commentarlo con quest’ultimo testo. L’altra lettura è quella di chi, cogliendo ne « Le Parole » la vicenda della loro genesi, voglia seguire il senso del « significare » per S. E’ infatti la storia della sua parola che qui viene tracciata, interessante per chi miri a precisare la natura ed il valore del rapporto mondo -esistente significante. Che realtà dica la parola sartriana quando dalla sua storia ci è confermato che essa è sostenuta dall’intenzione non solo di rivelare e far essere il detto, ma di salvare, esponendolo in un in-sè per-sè, il dicente. La parola intesa come il futuro dell’esistente, la sua possibilità intesa come vincolo con quel che è da dire. Vincolata solo dal suo futuro, che deve essenzialmente essere tradita perchè esiste come discorso che si continua senza doveri ad un passato dato che la regoli. E’ il modo di significare di questa parola che si è indotti a riquestionare da questa storia della sua genesi. FRANCO BASSANI BOMPIANI MARTELLO BALDINI & CASTOLDI MURSIA MINERVA MEDICA PENSIERO SCIENTIFICO Agenzia rateale Azelio Mondini MANTOVA VIA CHIASSI N. 14 - TEL. 25.665 75