A proposito di dischi come documento di cultura La prima Internazionale (a cura di G. Bosio) è il titolo di un microsolco 33 giri, appartenente alla serie de I dischi del sole. Le voci sono di Gianfranco Baroni, Paola Boccardo, Antonio Colonnello, Alfio Petrini, Oreste Rizzini, e cantano Ivan della Mea, il Gruppo Padano di Piadena, Sandra Mondaini, Maria Monti e Michele Straniero. La ricostruzione storica di questo periodo di storia del movimento operaio (1870- 1878) si avvale del canto rivoluzionario, del dibattito ideologico, della narrazione di avvenimenti e spesso della semplice invettiva contenuta in un grido di protesta. Tra i motivi dominanti della narrazione alcuni emergono con maggiore insistenza e fra questi quello relativo alle vicende della Comune di Parigi e al conseguente dibattito. Aspre furono le polemiche fra i sostenitori marxisti ed anarchici da ura parte e i denigratori mazziniani dall’altra; è infatti da questo momento che in Italia declina il prestigio politico del Mazzini fra le poche organizzazioni di lavoratori, che egli ebbe il grande merito di stimolare nella loro nascita. Anche Marx aveva considerato una follia l’inizio dell’insurrezione parigina dei comunardi, ma, azione iniziata, si era subito schierato dalla parte degli insorti ed in seguito, in più scritti, aveva indicato la Comune di Parigi come il primo esempio di stato proletario affacciatosi nella storia. Le posizioni mazziniane furono principalmente contestate dal Bakunin che bea presto doveva sostenere un ampio ed acceso dibattito con Marx sui problemi della tattica e della strategia del movimento dei lavoratori; dai documenti utilizzati nel disco bene viene in evidenza l’estremismo ingenuo degli anarchici teso a sostegno dell’astensionismo elettorale. Il Bakunin non solo rifiutava l'esercizio del voto e l'ingresso in parlamento, ma anche l'utilità dell’organizzazione politica e sindacale; in definitiva vi era in lui e nei suoi seguaci una ripugnanza infantile per ogni mezzo che il liberalismo e la democrazia borghese poneva a disposizione quali mezzi di elevazione del movimento socialista in genere. Ed è importante tutto questo poiché il romanticismo anarchico del Bakunin ebbe particolare fortuna in Italia e rimase per decenni una componente del movimento socialista. Gianni Bosio, che ha curato la scelta dei documenti, a commento della iniziativa, ha posto una nota esplicativa, sintetica, ma importante anche per le discussioni di oggi: « La lotta fra le due tendenze (anarchica e marxista) portava al limite le posizioni degli uni e degli altri, fino a ridurre gli epigoni del comuniSmo anarchico all’impotenza, fino ad avviare sulla strada del legalitarismo parlamentare molti fra quanti si richiamavano al marxismo. Riproporre alla meditazione quei dibattiti che paiono simili ai problemi che si discutono nel movimento operaio contemporaneo è uno dei modi per ricordare oggi che l’Associazione Intemazionale dei lavoratori compie cento anni ». * * * Ne I dischi del sole erano già usciti vari canti e precisamente: Canti della Resistenza italiana, Canti e Inni socialisti, I canti del Lavoro, Canti Comunisti, ecc. Limitando la nostra attenzione ai canti popolari tratti dalla tradizione orale, vogliamo indicare un campo di indagine che la letteratura e cultura ufficiale non cura come sarebbe d’obbligo in una società democratica. Spesso si cade in equivoci poiché ci si sofferma su canti popolareschi (scritti da uomini di cultura) e si trascurano quelli veramente popolari, nati, non sempre in forma anonima, da una cultura delle classi subalterne. I giovani aderenti al gruppo di Piadena, che tanto « scandalo » dovevano suscitare nel recente Festival di Spoleto, sono fra i più entusiasti in questo tipo di lavoro culturale; essi si collocano vicino alla rivista « Il nuovo Canzoniere Italiano » diretto da Roberto Leydi. Abbiamo avuto recentemente l’occasione di seguire il metodo di lavoro e di scavo di questi giovani. Una domenica di quest’estate, assieme ad un gruppo d’amici, siamo scesi dall’argine del Chiese 76