fino alle sponde del fiume; i giovani del « gruppo » stavano seduti attorno ad un vecchietto magro che cantava il motivo popolare di una canzone da lui composta e diffusa sulle piazze nel primo dopoguerra. Bellocchio, così si chiamava il vecchietto, era stanco, perchè cantava la stessa canzone da alcune ore per insegnarla ai ragazzi di Piadena. Per riposarsi raccontava che nel settembre del ’43 con la sua barca aveva portato al di là del fiume molti soldati sbandati e che quand’era più giovane e faceva la vita del girovago addomesticava galline e guidava con il pensiero il suo cavallo. Ma poi bisognava tornare al lavoro: accompagnato dalle voci dei ragazzi Bellocchio intonava per l’ennesima volta: E quei vigliacchi di studenti / che la guerra hanno voluto... Venne così scoperta la canzone contro la guerra di Bellocchio, parole e musica di Bellocchio, sconosciuto barcaiolo. In modo simile, cercando e ricercando, erano stati raccolti altri canti sociali, incisi poi ne « I dischi del sole ». E’ chiaro che il disco dedicato alla Prima Internazionale ha avuto una origine e una matrice diversa, anche se l’ispirazione fondamentale è uguale; per la ricostruzione fonica di un periodo della storia così lontano nel tempo e in buona parte svoltasi su palcoscenico europeo, la tradizione orale non poteva dare il benché minimo aiuto. Ma, per concludere, ciò che si vuole segnalare è una dimensione culturale, quella del canto e della espressività popolare in genere, che per buona parte sta andando distrutta dai moderni e livellatori strumenti di comunicazione di massa. E' una cultura di tipo prevalentemente contadino e pertanto di significato meno rilevante di quella che laboriosamente fiorisce dalle anonime strutture industriali; è un fatto comunque evidente, che la coltura e la mentalità contadina si perpetua per decenni anche negli individui che hanno abbandonato le campagne. Per questo è ancora, e lo sarà per parecchio tempo, una componente della situazione culturale del nostro paese. RINALDO SALVADORI Teatro cT avanguardia alla “ Galleria Blu ,, Seguendo l’esempio di ciò che da tempo si fa in Francia e negli Stati Uniti, la Galleria Blu di Milano ha organizzato due serate dedicate a « recitáis » d’avanguardia, rispettivamente lunedì 9 e lunedì 16 novembre. La manifestazione intitolata « Gesto e Segno » si ricollega ad altre due analoghe svoltesi nel ’62 e nel ’63 con le denominazioni di « Musica e Segno » e « Poesia e Segno ». La prima serata prevedeva quattro titoli: « Rule of game », « Stile liberty », « Evantualità » e P.M. (i primi tre brani di Ds. Bonset, l’ultimo di Piero Manzoni). Attori: L. Gianpalmo, J. Rizzoni, T. Rossi, A. Voltolini; un personaggio: Lucio Fontana. La minuscola sala era gremita all’inverosimile tranne un piccolo spazio verso la metà della parete di sinistra dove si notavano alcune sedie, una pila di libri e altri oggetti. Gli attori facevano il loro ingresso quando il pubblico straripante aveva ormai parzialmente invaso anche il piccolo spazio che, s’intuiva, sarebbe servito alla rappresentazione. Il primo pezzo, « Rule of game » consisteva nel ricreare un ambiente qualsiasi con alcune persone intente ai fatti loro. Un dicitore avvertiva trattarsi di un caffè all’aperto « non necessariamente di domenica, sicuramente con tempo sereno ». Nello stesso tempo Lucio Fontana, il famoso pittore e scultore, dato di piglio a un lungo pennello e a un secchio di tempera bianca, iniziava un ipotetico dipinto sul pavimento, scusate sul marciapiede, spingendo energicamente di lato tutti coloro ( i passanti) che gli davano impedimento. Fine del brano. A furia di pensarci potrei arrivare a interpretarlo come una serie di simboli intesi a dimostrare la supremazia dell’arte sulle cose comuni, oppure come la pretesa (o il desiderio) dell’artista di essere considerato al di sopra dell’uomo comune, che è poi all’incirca la stessa cosa. Ma potrei anche essere compieta-mente fuori strada. 77