• f i tutti i giovani intellettuali, quello cioè di voler cambiare la faccia al mondo, non importa come, pur di cambiarla. Giudicando quanto è stato fatto prima di loro fino a questo momento null'altro che scoria, hanno cercato di fare qualcosa di nuovo, credono di averlo trovato e su questo qualcosa non ammettono discussioni, o con loro o contro di loro. Si sono serrati, come solitamente fanno, nella torre d’avorio dell’intelligenza, dall'alto della quale hanno la pretesa di pontificare. Sia chiaro, non intendo negare che anche nel teatro, come in ogni altra forma d’arte, ci sia bisogno di una ventata d’aria nuova, ma non mi pare che in questo caso si siano raggiunti risultati particolarmente significativi e, soprattutto, non mi sembra che siano state fatte cose veramente nuove. E poi quest’aria di freddo intellettualismo, di ermetismo ad ogni costo, di fronte a cui perfino Antonioni diventa discorsivo, beh, insomma mi sembra che si esageri un poco. Si esagera abusando di questo ermetismo che è quasi sempre illogico. Esso presuppone di dovere cercare in profondità ciò che non si riesce a vedere chiaramente in superficie, ma qui se grattiamo anche fino a consumarci le unghie troviamo o cose che sono state dette da secoli o il vuoto assoluto. Non ci sono significati reconditi da cercarsi tra le righe, non ci sono vere rivolte, non vere accuse in profondità, insomma non c’è niente che ci tocchi veramente. Tutto quello che riusciamo a capire a costo di acrobazie mentali è tutto quello che c’è. Si vuole anche qui fare dell’informale, del dadaismo o, se preferite, del neo - dadaismo; ma se c’è un campo nel quale l'informale, di qualunque corrente, non ha senso è proprio il teatro. I risultati sono solitamente trascurabili e inattendibili, spesso noiosi. Tutt'al più se ne potranno ottenere delle cose curiose, delle bizzarie, magari di un certo gusto. Mi viene in mente quel romanzo di Marc Saporta, « Composition n. 1 » le cui pagine non rilegate si possono mischiare come le carte da gioco per cui la lettura può cominciare, si dice senza pregiudizio, da qualunque pagina. Per conto mio non è altro che una « boutade » divertente, anche intelligente; ma si può immaginare una biblioteca composta esclusivamente di siffatti volumi? E si può immaginare un teatro tutto informale? Una classificazione che questi giovani sarebbero quasi disposti ad accettare credo potrebbe essere quella di « Teatro di partecipazione ». Essi cercano la partecipazione del pubblico e il pubblico partecipa suo malgrado, spesso con fastidio, non perchè trascinato dalla bravura degli attori o degli autori, ma fisicamente, a gomitate e anche peggio (è questa la funzione degli spostamenti d’azione da un lato all’altro della sala). Ma anche qui arriva puntuale il dogma: secondo loro infatti anche il pubblico che non partecipa, addirittura quello che non è presente, anche quello che non sa neppure che essi esistono, partecipa all’opera. Perchè? Perchè il non partecipare costituisce, sia pure negativa-mente, una partecipazione. Un gesto. ROMANO PACCHIARINI © CONCESSIONARIA PER MANTOVA E PROVINCIA FILIPPINI - AUTO © VENDITA RICAMBI Via Montanara e ASSISTENZA Curtalone, 58 - Tel. 29696 / 29697 - MANTOVA 79