raggruppamenti artistici e culturali di punta di diversa estrazione e tendenza hanno sentito a un certo punto il bisogno di accantonare o smorzare polemiche e contrasti reciproci per tentare una coalizione contro i gruppi di pressione culturali esistenti. E’ stata un’esigenza a un tempo culturale e pubblicista che ha dato i suoi frutti. E’ per me bene dunque che il Gruppo ’63 sia stato costituito. Detto questo, e come ho sempre pubblicamente fatto, tengo a precisare che personalmente credo a un’ avanguardia (ma questa parola andrebbe usata con parsimonia e cautela, perchè altrimenti significa tutto, cioè nulla) che si ponga concretamente « dopo la avanguardia » storicamente intesa. Per me il problema centrale è il superamento di una concezione aristocratica o comunque ristretta di avanguardia. Essa può diventare « di massa » senza svilirsi, inserendosi nel più vasto problema di una cultura democratica. Per questo mi interessa molto la tematica relativa ai mass media. E il Gruppo ’70 che con amici poeti, musicisti, pittori e critici, ho fondato si è variamente occupato di questi temi con strumenti di indagine del tutto attuali. D. — Inoltre, dato che si è sull’argomento, poiché si parla oggi di Male-bolge come di rivista che accoglie l’ultima generazione cresciuta all’ ombra dell’avanguardia, desidereremmo conoscere il suo parere in merito a queste recentissime zone di ricerca poetica. R. — La rivista Malebolge raccoglie appunto uno dei raggruppamenti del Gruppo ’63. Essa si va precisando come una rivista interessata al recupero in chiave moderna del surrealismo. Si parla a tal proposito proprio di neosurrealismo o di parasurrealismo. Pur essendo esplicitamente e globalmente o- rientato vetso un altro settore di ricerca, nutro molta simpatia per Male-bolge (quando aveva sedici-diciotto anni scrivevo sui muri « viva il surrealismo »), che è peraltro interessata a un’operazione di demistificazione del lavoro letterario mediante un massiccio impiego dell’ironia; la quale cosa mi trova consenziente. Quel che invece mi divide francamente da tale gruppo è il suo permanere, a parer mio, in una zona irrazionalistica. Un superamento del surrealismo è per me invece sempre possibile in chiave razionale, comunicativa, D. — Nei numeri precedenti, il Portico ha sovente espresso la sua perplessità nei confronti dell’atteggiamento di certa crìtica, che verrebbe (a torto o a ragione) accusata di procedere indiscriminatamente nell’ accettazione dei moduli dell’avanguardia, accettazione che diverrebbe in taluni casi vera e propria apertura verso l’abuso più sistematico. Vorremmo conoscere la sua personale opinione a questo proposito. R. — Una risposta che voglia dare una certa garanzia di univocità a questa domanda deve presupporre che « la critica alla critica dell’ avanguardia » venga fatta dallo stesso settore. Insom-ma, per fare un esempio, si può criticare il centro-sinistra attuale su per giù con le stesse espressioni sia da parte dei comunisti, sia da parte dei liberali. Ma è chiaro che non si tratta affatto della stessa critica. Ora anch’io potrei sottoscrivere nei termini certe critiche che ho colto sul Portico, ma temo che esse non sempre vengano mosse dalle stesse esigenze di fondo. Diciamolo francamente: c’è un Portico ancora assai nostalgico dei tempi neorealisti, e c’è un Portico tendenzialmente progressista sia nelle sue 8