esigenze di usare nuovi strumenti culturali di indagine, sia nelle predilezioni di certi testi assai avanzati, e sia pure discutibili. Siccome è a questo secondo Portico che mi rivolgo, non posso che ribadire ciò che almeno implicitamente ho detto rispondendo alla prima domanda: l’avanguardia non è un blocco monolitico e non resta che contestare una critica pronta all’accettazione indiscriminata e globale di tutto ciò che viene sfornato col marchio di fabbrica, vero o presunto dell’avanguardia stessa. Criticare vuol dire scegliere. Da aggiungere che in generale la critica all’avanguardia viene fatta con mezzi tradizionali, il che è un controsenso. D. — Da ultimo desidereremmo ci fornisse qualche ragguaglio in merito alle sue attuali ricerche nel campo della produzione poetica. R. — In questi ultimi tre anni ho lavorato a un tipo di produzione poetica che non so se è produzione poetica. Dopo ciò che è apparso nel mio volume di poesie Nozione di uomo, nei più recenti lavori ho tentato, ancor più che nel passato, di uscire dalla poesia come genere convenzionalmente inteso. Queste ultime cose, elaborate con linguaggi tecnologici, sono a un tempo poesia, narrativa, saggistica. Possono diventare teatro (come durante gli spettacoli che hanno affiancato il secondo convegno del Gruppo ’70). E, a parte, ho fatto delle poesie visive in cui viene ricercato un nuovo rapporto estetico comunicativo fra parola e immagine. Un fatto per me non secondario è che esse hanno interessato (e perchè no? anche divertito) un pubblico che altrimenti difficilmente si sarebbe avvicinato alla produzione artistica di punta. 10